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Un albergo all’Ittico nel porto di Cima

Un albergo all’Ittico nel porto di Cima

L’amministratore di Polo nautico: l’Autorità portuale gestisca le banchine senza subire ricatti

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VIAREGGIO. «Tutti speriamo che l’Autorità portuale possa una volta per tutte fare chiarezza sulla titolarità e gestione di tutte le banchine. Senza subire i ricatti dei poteri forti del porto...». Riccardo Cima, uomo di Darsena e cantieristica, interviene così sul futuro del porto viareggino oggi attraversato dal vento dell’inchiesta della Procura di Lucca (pm Fabio Origlio) che ha portato all’arresto dell’ex nostromo della Capitaneria di porto. «Le banchine pubbliche - continua Cima - o sono gestite direttamente dal Comune, oppure è necessario procedere a concessionarle in maniera trasparente, tramite gara». Nessuno, dunque, può accampare una sorta di diritto acquisito alla gestione di questi spazi che sono bene pubblico. Cima ricorda lo scontro tra l’amministrazione dell’allora sindaco Marco Marcucci e la Capitaneria, con tanto di sentenza della Corte Costituzionale: «Ma si arriva fin qui - si chiede Cima - per un problema di competenza giuridica o per una questione di competenza economica?».

Quale porto. Cima accoglie la sfida del presidente della Regione, Enrico Rossi, che al Comune di Viareggio ha chiesto un progetto per la Darsena e la sua economia. Ed inizia dall’annosa questione del terzo lotto dell’asse di penetrazione: «Quale tracciato? È semplice: il prolungamento di via Salvatori, a sud dello stadio, diritti fino alla Darsena Viareggio. È bello che fatto...».

Darsena Viareggio che Cima torna a proporre sia destinata ai maxi yacht: «Per i pescherecci oltre i 15 metri c’è la porzione di banchina davanti al nuovo mercato ittico, ma penso anche che possano arrivare fino alla banchina Sandorino, oggi in concessione a Del Pistoia per i mezzi effossori, quando in realtà vi si trovano ormeggiate anche barche che non sono certo le draghe...». Per i pescherecci più piccoli, invece, «c’è la Darsena Toscana».

Siamo in zona del Triangolino dei sogni mai realizzati: «Qui si possono installare i pontili per le barche dei viareggini, fino a 15 metri. Il risultato sarebbe quello di non avere un porto morto, perchè i proprietari delle barche così lo farebbero vivere tutto l’anno». Per quanto riguarda, invece, l’attuale approdo turistico della Madonnina, la proposta prevede di fare qui spazio «alle barche più grandi di 24 metri ed in transito». La Viareggio porto - nel progetto di Cima - potrà essere patrimonializzata con la cessione, da parte del Comune, dell’attuale mercato ittico: «Destinato a struttura ricettiva - così l’ipotesi presentata al “Tirreno” - per far sì che le persone che vengono per fare i lavori in Darsena Viareggio come nel resto dell’area portuale possano trovare una loro collocazione...». D’altra parte - è il pensiero di Cima - «per attirare capitali esteri devi avere un progetto definito». Progetto al quale si aggiunge «la sede del Polo tecnologico da realizzarsi sopra la mensa di Polo nautico», azienda consortile appena entrata nel consorzio “Navigo”.

Esce, invece, dal disegno fatto da Cima del porto cittadino, quel prolungamento di via Coppino, previsto nel Piano regolatore portuale datato 2007. Prolungamento che spazzerebbe via l’approdo del broker Fucile.

«E alla Capitaneria che si preoccupa tanto della sicurezza del porto - conclude Cima - si lascia la gestione del Lungocanale».

È un intervento - sottolinea Riccardo Cima - «più semplice, che richiede meno risorse e dà un minimo di organizzazione ad un porto che oggi è terra di nessuno». (d.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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