Poveri vecchi, allarme Cgil: «Situazione insostenibile»
Il sindacato striglia Comune e Azienda sanitaria ricordando che i lavoratori si sono ridotti lo stipendio e le ore. Morbidelli: c’è il rischio che chiuda per sempre
VIAREGGIO. Tirata d’orecchie sia al Comune che alla Asl, da parte della Cgil-Funzione pubblica per bocca di Marco Morbidelli. Quarantotto ospiti più i lavoratori che li assistono, che rischiano - è l’allarme lanciato dalla Cgil - di vedere la struttura «chiudere per sempre». Un allarme che da mesi si è fatto sempre più alto, tanto che si moltiplicate in città le iniziative per raccogliere fondi a pro della casa di riposo “Sacro cuore di Gesù”, un simbolo della città. «Nei mesi scorsi - ricorda Morbidelli - c’è stata una delibera del Comune di Viareggio per “salvare” il Sacro Cuore. Abbiamo ascoltato tante e belle parole sia da parte delle forze politiche di maggioranza che da quelle di opposizione. Auspichiamo che tale delibera si traduca in una previsione di spesa nel bilancio comunale per l’anno 2014 e che venga approvata dal consiglio comunale».
La speranza è l’ultima a morire, come si dice, ma visti i bilanci dell’Ente pubblico sembra debolissima la possibilità che ciò avvenga in una misura che non sia solo simbolica. Ma la Cgil guarda anche alle scelte operate dalla Asl diretta da Brunero Baldacchini: «I “Poveri vecchi” - sottolinea Morbidelli - hanno solo 10 utenti in convenzione sui 48 attualmente ospitati. Anche solo 7-8 posti in più convenzionati, anche per persone più autosufficienti e quindi con oneri minori per le casse pubbliche, potrebbero portare ad una situazione di risanamento economico finanziario strutturale pur mantenendo lo spirito che caratterizza il Sacro Cuore. Alla direzione Asl chiediamo se ritenga giusto e/o corretto che vi siano strutture private a convenzione totale e quindi privilegiate rispetto all’unica struttura presente sul territorio che ospita anche chi non può permettersi le “tariffe” praticate dalle altre strutture».
Non si può dimenticare, inoltre, che «i lavoratori della struttura, per tutelare gli ospiti e per garantire stabilità economica alle loro proprie famiglie, venuti meno i requisiti per la cassa integrazione in deroga, hanno deciso di ridursi le ore di lavoro e conseguentemente lo stipendio cercando di mantenere lo standard minimo necessario al buon funzionamento della struttura e riuscendo fino ad oggi nel loro intento. Mi risulta estremamente difficile, nonché deontologicamente scorretto, pensare che i lavoratori debbano comunque assicurare le stesse prestazioni magari con meno ore retribuite, sostenuti soltanto dalla loro professionalità e dalla loro coscienza etica prima che dal senso del dovere. A questo punto però il cuore dei viareggini ha la necessità di essere affiancato dal supporto e il coordinamento delle istituzioni».
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