Il Tirreno

Versilia

La difesa: pronti a spiegare tutto

L’avvocato Tacchi contesta le accuse che vengono mosse al nostromo

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VIAREGGIO. «Contestiamo tutte le accuse che ci vengono mosse»: così l’avvocato Filippo Tacchi, che difende Stefano La Rosa, nostromo della Capitaneria di porto, finito ieri agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione.

Quando risponde alle domande del “Tirreno”, il legale è appena rientrato da aver fatto visita al proprio cliente arrestato nella mattinata dai carabinieri: quelli del reparto operativo della Comando provincia che conducono le indagini su delega della Procura di Lucca (pm Fabio Origlio), supportati dai colleghi della Compagnia di Viareggio. Un passo choc nell’ambito delle inchieste aperte (oltre a quella della Procura ordinaria c’è quella della Procura della Corte dei Conti), che ha fatto subito il giro del porto, rimbalzando sui siti dei mezzi di informazione on line di tutta Italia e sulle agenzie di informazione.

«Fino ad oggi (ieri per chi legge, ndr) - continua l’avvocato Tacchi - sapevamo solo di essere indagati». E probabilmente non da soli, anche se per il momento quello di Stefano La Rosa è l’unico nome che emerge “a carico” degli ambienti della Capitaneria. «Aspettiamo che venga fissato l’interrogatorio - questa la linea difensiva - e cercheremo di dare spiegazioni. Ma, allo stesso tempo, contesteremo tutto quanto viene addebitato. Vorrei ricordare che già nel giugno scorso ci eravamo detti a disposizione per fornire chiarimenti...Ma da allora nessuno ci ha più contattati».

Alla domanda se il suo cliente o lui stesso si aspettassero l’arresto (deciso dal gip Dal Torrione con la motivazione del pericolo di reiterazione del reato e possibile inquinamento della prove), Tacchi risponde deciso: «Non ce l’aspettavamo. Quello che ci aspettavamo era un normale chiusura delle indagini...Visto anche il tempo che nel frattempo era passato...».

Resta il fatto che, in merito alla posizione del militare, ai riscontri delle indagini e alle motivazioni del pm, il giudice aggiunge una considerazione che ben fotografa il quadro di riferimento: là dove sottolinea che in caso di condanna «non può essere concessa la sospensione condizionale della pena».

Donatella Francesconi

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