Il presidio
Artista camaiorese dipinge le bare: «Omaggio alla vita»
Per Danila Di Ciolo la morte non deve essere accompagnata da colori tetri: così si alleggerisce la sofferenza dei parenti
CAMAIORE. Basta teschi con tibie incrociate, danze macabri, trionfi della morte: il "memento mori" di Danila Di Ciolo ispira ad un sereno trapasso verso fioriti campi elisi con tutta la gloria di luce e colore che esplode nelle sue tele. Artista di Camaiore rinomata anche all'estero, il suo estro pittorico la porta ad un equilibrio fra sacro e profano con venature spirituali e correnti sensuali che le ha permesso di realizzare una santa per l'Arcivescovo di Glasgow come occidentalizzare il ritratto dell'Emiro del Kuwait. Cominciando giovanissima a dipingere "marginette" nelle campagne versiliesi, il suo stile si è evoluto verso un astratto in cui il colore aggressivo e senza compromessi si dilata in forme evanescenti ed evocative che prima o poi dovevano sfociare nell'altro mondo: adesso Danila dipinge bare per accompagnare i defunti con un tocco artistico.
«Non intendo mancare di rispetto alla morte - dice - in fin dei conti nell'antichità scolpivano i sarcofagi con scene di guerra, di caccia, di banchetti, per non parlare di quelli elaborati degli egiziani che avevano il culto dell'oltretomba e passavano la vita a prepararsi per la morte. Anche per la concezione cristiana siamo di passaggio attraverso questa valle di lacrime, solo che io la intendo una valle di fiori anche nel momento più triste dell'inevitabile trapasso, magari un modo per alleggerire la sofferenza dei familiari e ricordare che non tutto finisce qui ma ci aspetta un luminoso destino».
Gli americani sono anni che sul business della morte ci marciano alla grande, con architetti specializzati in cappelle mortuarie, chirurghi estetici dediti a "rivitalizzare" i defunti, designer di aiole funerarie e caterer di banchetti in onore del caro estinto, per non parlare di stilisti di cerimonie funebri e tappezzieri di bare. Però, almeno in Italia, nessun pittore professionista ha finora "firmato" le casse da morto, trasformandole in veicolo artistico per l'aldilà. Gli Etruschi, gioviali e goderecci, che disegnavano pure simboli erotici nelle necropoli, apprezzerebbero. Anche il contemporaneo Massimo Ceccherini, a giudicare dal film di Pieraccioni. E poi con tale esplosione di pittorica decorazione floreale si risparmiano cuscini e ghirlande di fiori che marciscono subito. «Il mio vuole essere un omaggio alla vita e anche alla morte - continua la pittrice - onorandola come momento di trasmigrazione verso un'altra esistenza, che deve quindi essere salutata con onore e dignità: ciò non implica necessariamente macabra tetraggine e magari qualcuno può preferire toni luminosi a sfumature di grigio».
Insomma niente gusto dell'orrido, del grottesco e del comico, ma solo un'ispirazione creativa personale che vede le bare di Danila esposte presso le Pompe Funebri di Camaiore e commissionate dalla Misericordia della città, nonché già da un paio di privati che a traghettare lo Stige si vedono meglio nella colorata cassa di Danila che sulla cupa barca di Caronte. E se i vicini di casa della pittrice toccano ferro ogni volta che vedono arrivare una bara da dipingere, Danila esorcizza ogni superstizione con l'immortale amuleto dell'Arte.
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