Il Tirreno

Versilia

I balneari: restiamo uniti e andiamo tutti a Roma

di Matteo Tuccini
I balneari: restiamo uniti e andiamo tutti a Roma

Dopo le spaccature sui vari progetti di riforma che davano il via alle aste spunta il calumet della pace. In attesa dell’ennesima maxi-protesta

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VIAREGGIO. A sorpresa spunta il calumet della pace tra i balneari. Divisi spesso e volentieri, sia a livello territoriale (Viareggio contro Versilia) che sulle iniziative da portare nella battaglia anti-aste, ieri i concessionari si sono ritrovati in un’assemblea al Principino che si preannunciava infuocata. E che invece ha avuto toni più sobri del solito.

Tutte le dichiarazioni, infatti, sono state improntate al rasserenamento di un clima avvelenato dopo i fatti degli ultimi giorni. Oggetto del contendere, il via libera di una parte di balneari al progetto di vendita della parte di spiaggia con le strutture, tramite gara a evidenza pubblica e con diritto di prelazione per il concessionario proprietario dei locali. Via libera che è stato mal digerito (eufemismo) dai “No pasaran” del Comitato di Emiliano Favilla e Fabrizio Maggiorelli, assolutamente contrari a qualsiasi tipo di assegnazione della concessione tramite asta.

Ma questo progetto, così come altri, è tramontato dopo due giorni di trattative tra Pd e centrodestra sugli emendamenti alla legge di stabilità. Uno dei quali avrebbe dovuto indicare appunto una riforma delle assegnazioni delle concessioni demaniali. Di conseguenza, ha poco senso continuare a dividersi su qualcosa che - almeno ad oggi - non esiste più.

Non è un caso che proprio “Foffo” Martinelli, il titolare del bagno Aurora che anima spesso il popolo in canotta rossa con i discorsi più infuocati, abbia invitato i colleghi «a dimenticare gli errori fatti, anche perché ognuno ha le sue colpe. E in questa battaglia, se non andiamo avanti tutti insieme, moriamo».

Discorso ripreso anche da Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale del sindacato Fiba Confesercenti: «Qualcuno ha sbagliato, ma lo ha fatto in buona fede, perché voleva fare qualcosa in più per salvare la categoria. È chiaro che bisogna tenere una linea condivisa, perché la battaglia è ancora lunga e molti dei passi fatti negli ultimi tempi rischiano di sfumare». Lardinelli ha poi parlato di una manifestazione di protesta da fare a Roma, a prescindere dal risultato del maxi-emendamento alla legge di stabilità. Che peraltro - come detto prima e come spieghiamo sotto - si è concluso con un nulla di fatto.

«Non sono deluso - dice Emiliano Favilla non appena appresa la notizia - in fin dei conti si chiude il discorso con tutte le riforme presunte che sono uscite in questi giorni, e che a nostro giudizio non avevano alcuna possibilità di andare in porto. Tra l’altro provocandoci l’ostilità della gente».

Il vero problema, però, è capire quanto durerà questa tregua interna e se sarà sufficiente a riaprire il tavolo di dibattito nazionale sulle concessioni demaniali. Finché la categoria sarà così frammentata e litigiosa, ben poche saranno le speranze di evitare che gli stabilimenti balneari finiscano sotto la tagliola delle aste nel 2020. Tagliola che - si badi bene - sembra auspicata non solo da una parte consistente dell’opinione pubblica, ma pure da una politica inerme che - si è detto in assemblea - «a volte ci sfrutta come cassaforte di voti. E noi ci caschiamo con tutte le scarpe».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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