Il Tirreno

Versilia

Caro sindaco Buratti non farci perdere il lavoro

Caro sindaco Buratti non farci perdere il lavoro

I dipendenti della sala slot di via Matteotti lanciano un appello al primo cittadino di Forte dei Marmi: «Ritiri l’ordinanza di chiusura, così non si risolve il problema del gioco d’azzardo» - COMMENTA

2 MINUTI DI LETTURA





FORTE DEI MARMI. «Caro sindaco Buratti, le chiediamo di ritirare l’ordinanza di chiusura emessa sulla sala slot dove lavoriamo. Se l’attività dovesse chiudere definitivamente da domani ci troveremo a casa senza un lavoro, e alcuni di noi devono mantenere la propria famiglia. Per questo le chiediamo di soprassedere a quello che sembra essere esclusivamente un cavillo burocratico». A rivolgere un appello al primo cittadino di Forte sono i tre dipendenti della sala slot in via Matteotti, alla quale è arrivata l’ordinanza di chiusura, dopo che il Tar ha bocciato il ricorso del titolare che aveva già ricevuto una prima ordinanza di cessazione dell’attività. E i tre dipendenti hanno provato quest’ultima carta, rivolgendosi al sindaco.

«Io sono sposato, ho due figlie piccole e mia moglie non lavora – dice il dipendente Daniele Giannotti, di 28 anni - anche il mio collega ha due figlie e l’altra collega vive in Italia da sola e conta solo sul suo stipendio. Se dovessimo rimanere senza posto ci troveremmo in gravi difficoltà».

Il Comune ha emesso l’ordinanza di chiusura perché con la delibera 25 del 30 aprile 2013 «si è fatto divieto di installare nella zona del centro storico attività che per loro intrinseca natura costituiscono fonte di degrado per l’immagine turistico commerciale nell’area stessa». «Sentire parlare del nostro lavoro come qualcosa che produce degrado ci ha fatto rabbia – spiega Daniele – perché la nostra sala era anche un punto d’incontro per alcuni ragazzi di Forte che in questi giorni sono passati a salutarci dispiaciuti. Non abbiamo mai avuto problemi di schiamazzi, sporco o ordine pubblico. Si chiude una sala slot in nome del centro storico e a 100 metri ce ne sono altre due. Sindaco per favore salvi i nostri posti di lavoro. Chiudere la nostra sala non risolverà il problema del gioco d’azzardo».

E Daniele ricorda che tra i loro clienti estivi c’erano anche diversi russi e pure qualche vip. «Ci siamo sentiti offesi anche quando è stata messa in dubbio la nostra professionalità – prosegue Daniele - alludendo al fatto che nella nostra sala entrerebbero anche i minorenni. Non è mai successo».

«Se la procedura per il ricorso al Consiglio di Stato sarà lunga – spiega il titolare Andrea Sigali - sarò costretto a chiudere l’attività, non potrei permettermi di stare troppo con le porte chiuse, perché le spese ci sono lo stesso».

Tiziano Baldi Galleni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino