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Raddoppiano le vertenze dei dipendenti stagionali
I dati della Filcams Cgil provinciale: in un anno sono passate da 182 a 340 «La causa è la crisi che moltiplica le situazioni di precarietà e lavoro grigio»
VIAREGGIO. Non c’è solo la consapevolezza «dell’altissima percentuale di situazioni di irregolarità dal punto di vista dell’occupazione stagionale». Ma anche l’amarezza nel sapere che pochi, pochissimi imprenditori che aggirano le regole, o peggio se ne fregano, talvolta con la complicità dei dipendenti, verranno scoperti o denunciati. Perché «a fronte di cinquecento stabilimenti balneari aperti in Versilia d’estate ci sono solo due ispettori del lavoro». E perché anche se le vertenze contro chi sfrutta i lavoratori stagionali aumentano, 340 a fine ottobre quest’anno contro le 182 nei primi 10 mesi del 2012, «le situazioni di elusione delle norme sono incredibilmente di più. Potrei dire che non conosco un lavoratore stagionale perfettamente in regola da tutti i punti di vista».
Sono le parole di Massimiliano Bindocci, segretario provinciale della Filcams Cgil, il sindacato che si occupa appunto dei lavoratori nei settori del turismo e del commercio. Sindacato che quest’anno ha dato vita a una campagna di comunicazione specifica sul “lavoro grigio”. Che vuol dire? Sei assunto con un contratto regolare per un certo numero di ore ma in realtà ne fai di più che vengono pagate al nero o non vengono pagate affatto. Oppure datore e dipendente concordano una cifra forfettaria per un certo numero di ore e si scopre a fine stagione che in relatà comprendeva anche ferie non godute e trattamento di fine rapporto. E così via di questo passo tra fini part-time e stratagemmi per l’elusione dei contributi.
Non cr3ei illusioni il maggior numero di vertenze, in parte certamente legato a una maggior coscienza dei propri diritti da parte dei lavoratori, ma forze più diretta conseguenza dell’incremento delle situazioni di illegalità. Diretta conseguenza della crisi.
«La precarietà di questo mercato - prosegue Bindocci - rende inesigibili i diritti e chi fa vertenza, poi, esce dal giro. Semplicemente se chiedi il rispetto dei tuoi diritti non vieni più assunto». Nonostante ciò c’è chi esce dal “grigio”. Soprattutto in Versilia. «L’ufficio vertenze della Filcams provinciale - continua Bindocci - è attivo 5 giorni a settimana e di questi 4 in Versilia. Il rapporto della vertenzialità tra Lucca e la Versilia è di tre a uno». Diretta conseguenza, ovviamente, anche dell’elevata stagionalità del lavoro sulla costa. «Il problema è sempre il solito - prosegue il segretario della Filcams - si lavora a tutte le ore, anche per colpa delle amministrazioni locali che consentono aperture praticamente senza sosta, giorno, notte e festivi». E i piccoli esercizi per stare al passo con la concorrenza intervengono, non sempre propriamente, sui contratti al personale. «Succede - continua Bindocci - che il ristoratore di fornte alla crisi e alle tasse locali aumentate magari paga la Tares ma “risparmia” sui contributi al cameriere».
Situazioni non nuove, queste, in Versilia. Ma in aumento «con l’aggravante - afferma Bindocci - che nei confronti di questa realtà c’è una generale impunità. Sono situazioni che vengono accettate e sulle quali, con le forze in campo per i controlli, è oggettivamente difficile vigilare. Per voler usare un’immagine estrema succede che vengono scoperti solo gli sciocchi o gli sfortunati. Cioè quelli che fanno lavorare completamente al nero e che finiscono nella maglia dei controlli o i lavoratori che, nell’ambito della propria attività, si infortunano. Fuori da queste situazioni non si scopre nessuno a meno che non siano i lavoratori a denunciare». Cosa che, nonostante i dati in crescita, avviene ancora troppo poco. Perché prevale la logica del «meglio sfruttati che senza lavoro». A danno della qualità del lavoro ma anche dell’offerta turistica.
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