Italia
Caro Napolitano, perché lo Stato non è al nostro fianco?
Il presidente della Provincia scrive al Quirinale per esprimere sconcerto per la posizione assunta dal governo sulla strage
VIAREGGIO. No, la decisione del governo di non costituirsi parte civile al processo per la strage del 29 giugno 2009 non è accettabile. E la motivazione del premier convince poco per non dire niente. A metterlo nero su bianco, in una lettera inviata a Giorgio Napolitano, è il presidente della Provincia Stefano Baccelli. «Mi trovo a scrivere a Lei - si legge nel messaggio inviato al capo dello Stato - perché sono a dir poco disorientato e sgomento dalla situazione generata dalla mancata costituzione del Governo come parte civile nel processo per la strage e dalle motivazioni addotte, prima dalla Presidenza del Consiglio, poi dall'Avvocatura dello Stato, infine dal Presidente del Consiglio. Una situazione che mi porta a individuare in Lei l'unico interlocutore credibile».
Baccelli contesta apertamente la motivazione con cui il premier ha spiegato la posizione assunta dal governo. «Non è vero come dice Enrico Letta che fosse una scelta dovuta la mancata costituzione da parte del Governo. Non è vero giuridicamente. Non è vero politicamente. Non è vero che la costituzione di parte civile non serva ad accompagnare la ricerca di verità, che sia solo finalizzata al ristoro dei danni. Non è vero che gli unici danni da risarcire siano quelli materiali. Quelli morali, di fronte ad un processo penale, di fronte a 32 vittime sono incommensurabilmente superiori. Quantitativamente e qualitativamente superiori».
La lettera al presidente della Repubblica riassume così il modo in cui la Provincia ha accompagnato i familiari delle vittime in questi anni e lo sconcerto per la novità che ha segnato la prima udienza del processo. «Di questi anni ricordo tutto. I primi giorni passati, prima a dare l'assistenza possibile, poi a contare le vittime, a celebrarne le esequie. Non tutte assieme. Come ricorderà - prosegue Baccelli - non si riusciva a individuare la data dei funerali di Stato perché i feriti più gravi continuavano a morire. Non era possibile dare un numero ai morti, in un caso persino rintracciarne il corpo, figuriamoci consolare le famiglie. Ecco, le famiglie. Questo processo non serve tanto a individuare i responsabili. E spero che non ci siano equivoci, io sono un garantista convinto. Questo processo serve a consolare i familiari. A dare loro una risposta. Una risposta giusta, severa, approfondita, magari per loro insoddisfacente. Ma una risposta possibile, credibile, è dovuta da questa Repubblica.Questi anni li abbiamo passati a ricostruire via Ponchielli, a cercare risorse e modalità eque per gli indennizzi, a provare a far ripartire le attività economiche, insomma a fare la nostra parte di amministratori locali, vicini a una comunità ferita al cuore da un disastro comparabile solo con un bombardamento. Quella mattina di 4 anni fa non vidi un quartiere di Viareggio, vidi un quartiere di Sarajevo. Nonostante questo impegno, nessuno di noi e niente di ciò che abbiamo fatto è servito a consolare quei familiari. Non a restituirgli serenità. Un obiettivo irraggiungibile. Solo consolarli un poco. Ho capito che solo la Giustizia può farlo. Per questo ci siamo attivati in qualità di persona offesa come Provincia. Abbiamo scelto bravi avvocati e consulenti. Abbiamo seguito le indagini, l'incidente probatorio, l'istruttoria della commissione governativa, siamo andati a Bruxelles a confrontarci sulle esigenze di sicurezza. Abbiamo dato un contributo concreto. Magari piccolo, ma reale, certificato. Perciò ho rifiutato nonostante i tempi bui per le nostre finanze locali quel risarcimento. Ho fatto una scelta politica».
«La mattina del 13 novembre - aggiunge Baccelli - ero a quella udienza. La mia personale presenza, ai fini processuali, non serviva a niente. Ero lì solo per star vicino ai familiari. Condividerne il dolore che si rinnova ogni volta. Ma quella degli avvocati e dei consulenti della Provincia serviva e servirà eccome in questo processo. Ha preso la parola l'Avvocato dello Stato e non ho capito. Forse in quel momento non volevo capire. Soprattutto speravo non capissero i familiari. Poi ho cercato di capire. Ho chiesto. Lo hanno fatto tanti altri più autorevoli del sottoscritto. Prima un silenzio assordante. Poi quella risposta di Enrico Letta, nostro, mio Presidente del Consiglio. Continuo a non capire, Presidente.La prego mi dia una risposta. Perché lo Stato non è a nostro fianco? Perché non è a fianco dei familiari delle vittime?»
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