L’ira dei lavoratori Bricom «Senza soldi per una lite»
Guerra del marchio tra la casa madre e il titolare del punto vendita, oggi chiuso «Loro vanno per tribunali, ma noi cosa diamo da mangiare alle nostre famiglie?»
PIETRASANTA. L’ultima busta paga risale all’agosto scorso. «E se il negozio non riaprirà, non metteremo in tasca 1 euro fino a marzo o aprile prossimi, quando scatterà la cassa integrazione in deroga. Siamo disperati». Ore 10 di ieri mattina: davanti all’ingresso del Bricom, una rappresentanza dei 12 dipendenti del punto vendita di bricolage e non solo - chiuso a doppia mandata dallo scorso mese di settembre - sta attendendo l’arrivo del custode giudiziario chiamato «a consegnare alcuni documenti all'amministratore della Bricom, Franco Olivero, e al referente della Brico Center, Cesare Zanafresi: forse è l’occasione giusta per sapere qualcosa di più su quello che ci attende». Un auspicio, quello di Gabriele Cardoni e degli altri lavoratori, che andrà ben presto deluso.
Quanto emerso nella giornata di ieri ricalca, infatti, ciò che è accaduto negli ultimi mesi. Dopo il sequestro cautelare del negozio a causa di una lite giudiziaria fra la casa madre - la Brico Center - e la società amministrata da Olivero - oggi Bricom - il dialogo, di fatto, si è interrotto. Tanto che l’approdo in tribunale, nella prossima primavera, sembra essere l’epilogo ad oggi più probabile. «Noi vogliamo tornare a lavorare, ne abbiamo bisogno. Questo negozio non ha chiuso causa crisi o per un giro limitato di affari, ma per un contenzioso giudiziario fra le due società (l’attuale referente della Bricom è stato infatti accusato di avere disdettato il contratto di franchising in anticipo rispetto alla scadenza contrattuale, tesi rigettata dallo stesso referente che sostiene la liceità, contratto alla mano, di quanto rivendicato, ndr) ed è questo che fa più rabbia perché il punto vendita di Pietrasanta - continua Cardoni - aveva una media di 500-600 scontrini al giorno. Per intendersi, una clientela numericamente importante: solo stamani - ieri per chi legge - si sono presentati davanti all’ingresso già una ventina di potenziali clienti. Quanto sta accadendo, sulla nostra pelle, è assurdo», evidenzia ancora Cardoni. «Abbiamo famiglia, mutui e bollette da pagare: questa mancanza di chiarezza, questa attesa che si protrae inutilmente da mesi, è insopportabile. Già è dura da accettare la perdita di un posto di lavoro quando un’attività chiude per la crisi; ma restare a casa perché due società, titolari di un marchio, si fanno la guerra in tribunale, è difficile, dal nostro punto di vista, da accettare. Ma la nostra amarezza e la nostra preoccupazione non portano a risposte esaustive: chiediamo quindi alle parti di trovare un accordo e di farlo in tempi ragionevolmente brevi. Perché qui ne va del nostro futuro e di quello delle nostre famiglie».
Una situazione definita drammatica da Umberto Marchi che per conto della Filcams Cgil segue, fin dai primi giorni della chiusura del negozio, la querelle. «Olivero, referente della Bricom, ha fatto richiesta di concordato, con un piano di rientro economico, che dovrebbe concretizzarsi fra novembre e dicembre. Quello che va evitato assolutamente è il fallimento dell’attività. Il problema è fra le 2 società, ma a pagarne le conseguenze sono i lavoratori. In questo momento, come sindacato, cerchiamo di mantenere i contatti con tutte le parti in causa e l’auspicio è che si arrivi ad un’intesa extra-giudiziale». Viste le premesse, non sarà semplice.
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