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La strage di Viareggio

Strage di Viareggio, "quel silenzio mi brucia più del fuoco"

Strage di Viareggio, "quel silenzio mi brucia più del fuoco"

Marco Piagentini, che nel disastro ferroviario ha perso moglie e due figli, parla per la prima volta e si rivolge con parole durissime al premier Letta: "Ci avete voltato le spalle, non costituendovi parte civile nel processo"

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VIAREGGIO. "Te la voglio leggere". Stefania, Lorenzo, Luca...corpi bruciati dal fuoco. Faccia a faccia con Marco Piagentini, presidente onorario dell'associazione che riunisce i familiari delle vittime del disastro ferroviario del giugno 2009 a Viareggio. Dalle macerie di casa sua è uscito ustionato, ma ha lottato disperatamente ed è vivo. E oggi dà battaglia, voce delle voci. Tutte. Quelle dei vivi che da quattro anni e mezzo ricordano al mondo di non aver gettato la spugna. E quelle di chi non c'è più.

È il 14 novembre quando Marco scrive al premier Enrico Letta, chiedendogli di cambiare la decisione di non schierare lo Stato come parte civile nel processo per la morte di 32 persone, a fianco delle famiglie delle vittime, dei feriti, di Comune di Viareggio, Provincia di Lucca e Regione Toscana. Lo Stato - ha annunciato l'avvocato Cortigiani in aula - sta chiudendo la transazione con le assicurazioni per i risarcimenti che si preannunciano "sostanziosi".

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"Caro presidente, se voleva ferirmi più di quella tragica sera, forse c'è riuscito". La lettera, che racconta una storia personale che tutte le racchiude, porta la data del giorno dopo l'udienza. Otto e ventinove del mattino, appena il tempo di prendere il caffé, mentre la rassegna stampa in tv rimbalza i titoli dei quotidiani, simili: strage di Viareggio, lo Stato non c'è.

FOTO Il dramma dei Piagentini VIDEO Il salvataggio del piccolo Leonardo

"Rendo pubblica questa lettera perché non mi hanno risposto. E sono passati cinque giorni. Vorrei che quella scelta annunciata in aula fosse modificata". Perché - scrive Marco - "non ci si può sedere in un'aula di tribunale, con il dolore che ti sfonda lo stomaco, aspettando una giustizia con la "G" maiuscola, per poi sentire che il tuo Stato ti volta le spalle".

Le sue sono parole terribilmente dure; c'è il dolore senza fondo e la disperazione finora muta di un uomo che ha vissuto un'esperienza tanto atroce. Parole urlate, che tutti hanno il dovere di ascoltare. Ecco la lettera

 

Al Presidente del Consiglio Enrico Letta

Viareggio, 14 novembre 2013

Caro Presidente,

Se voleva ferirmi più di quella tragica sera, forse oggi ci è riuscito.

Non ci si può sedere in un'aula di tribunale, con il dolore che ti sfonda lo stomaco, pur con il rispetto e il dovuto decoro, aspettando una giustizia con la G maiuscola, per poi sentire che il tuo Stato ti volta le spalle. E per cosa? Per soldi? No, non lo accetto. Se Lei si togliesse un attimo la tonaca della carica che riveste e guardasse il mondo con gli occhi dei suoi figli, forse capirebbe l'atto insulso e vigliacco che ha fatto.

Stefania madre di tre figli, 39 anni, UCCISA dopo tre giorni di agonia, Lorenzo 2 anni... due anni, Presidente... UCCISO dopo aver sofferto per 2 giorni, e Luca.. 5 anni... BRUCIATO VIVO. E sa dove erano quella sera? Nella propria casa.

Si informi su cosa succede ad un corpo avvolto dal fuoco e quali pene deve attraversare. Se vuole mi può uccidere, ma non strazi quei corpi come uno sciacallo fa con i suoi cadaveri. Mia moglie e i miei figli non lo meritano, erano innocenti, eppure...ogni volta nel chiedere, con dignità e rispetto, Giustizia e Verità, ricevo un pugno nello stomaco.

Caro Presidente, guardi i suoi bambini e da padre e uomo mi risponda... PERCHÉ? È la domanda che mi fa mio figlio Leonardo e alla quale non riesco a rispondere. Non pretendo che lo faccia Lei; ciò che Le chiedo è di non voltarci le spalle, non se ne lavi le mani. Si comporti da uomo, cambi questo ulteriore scempio, ci ripensi; perché un errore può essere commesso, ma rimediare a un errore tornando sui propri passi, dimostra una coscienza. Già, la coscienza che in questo atto vile non si è vista.

Marco Piagentini

Presidente onorario dell'associazione "Il mondo che vorrei"

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