Il Pd si spacca sulle spiagge Ora rischia di saltare tutto
La senatrice Granaiola ritira l’emendamento sul piano salva-balneari dopo le bordate dei colleghi di partito: «Dispiace, non hanno capito»
VIAREGGIO. Avrebbe dovuto essere una via d’uscita dalla Bolkestein condivisa da tutti: destra, sinistra, gli stessi balneari. Ma ormai la politica si alimenta di se stessa, senza preoccuparsi di fare delle scelte (e soprattutto senza capire gli argomenti di cui parla). E così sul piano che cede ai concessionari la parte di spiaggia con le strutture, e lascia le aste per la zona con gli ombrelloni, nel Pd è scoppiata l’ennesima guerra fratricida. Che rischia di far saltare tutto: l’emendamento alla legge di stabilità che parlava di questa riforma - e che era stato presentato da esponenti del Pdl e da alcuni parlamentari del Pd, tra cui la senatrice Manuela Granaiola - è stato ritirato. Anche se la stessa Granaiola ne rivendica la legittimità. «Dispiace - dice - che una lettura distorta e approssimativa dell’emendamento ne abbia stravolto il senso autentico e originale».
«Su questo piano - aveva detto qualche ora prima - si può essere o non essere d’accordo, ma non si possono sparare giudizi o attacchi grossolani, dettati dall’ignoranza della materia, dalla pigrizia mentale e da vetusti, quanto nocivi, preconcetti e pregiudizi, forieri solo di nuovi equivoci e di ulteriore confusione. L’emendamento in questione, il 3010 nasce da un’ipotesi prospettata dal sottosegretario all'economia, l’onorevole Pier Paolo Baretta e dal direttore dell’Agenzia del Demanio, dottor Scalera, ad un tavolo di confronto con le associazioni di categoria e con molti deputati e senatori di diversi schieramenti politici. Non ci sono ipotesi di vendita delle spiagge, ma di quelle aree che non rivestono più i caratteri della demanialità, in quanto su di esse insistono opere (case di abitazione, ristoranti, bar già di proprietà dei concessionari) che sono state regolarmente autorizzate dai regolamenti urbanistici, dai piani di utilizzazione delle spiagge, dalla capitaneria di porto e dalla sovrintendenza. È necessario però che tali aree, individuate con atto delle Agenzie del Demanio, siano riconosciute non più appartenenti al demanio marittimo e diventino così patrimonio disponibile dello Stato. Allora e solo allora, potranno essere cedute a titolo oneroso al concessionario, riconoscendo in favore dello stesso il diritto di opzione all'acquisto. Il tutto subordinato all’assenza di abusi edilizi, al vincolo di destinazione turistico-ricreativa e alla garanzia dell'accesso libero al mare per chiunque».
Non così la pensa il presidente della Regione Enrico Rossi. Che ieri, assieme ad altri esponenti del partito - tra cui il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e il viceministro dell’Economia Stefano Fassina - ha sparato bordate contro il piano. In serata, il ritiro.
«Ora si vuole vendere le spiagge - ha scritto Rossi su Facebook - Per fare cassa, si dice. In realtà c’è una destra liberista all’amatriciana che odia così tanto lo Stato che volentieri svenderebbe al privato tutto ciò che è pubblico, demanio, sanità, scuola e persino i monumenti, come Totò con la fontana di Trevi. Il realtà il problema delle concessioni degli stabilimenti marittimi si può risolvere con concessioni più lunghe e meglio regolate, senza vendere ciò che è di tutti e anche per questo, almeno in parte, meglio tutelato - aggiunge Rossi - e i soldi che mancano si possono trovare cercando nei capitali fuggiti nelle banche Svizzere e frugando appena un po’ nelle tasche dei nuovi 127mila ultramilionari beneficiati dalla finanza».
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