Il Tirreno

Versilia

Incendiò il negozio della figlia per riscuotere l’assicurazione

di Claudio Vecoli
Incendiò il negozio della figlia per riscuotere l’assicurazione

Arrestato dalla polizia Floriano Matteucci, padre della titolare del Tempio di Cleopatra a Lido A tradirlo le immagini dell’impianto di videosorveglianza che avrebbe cercato di manomettere

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CAMAIORE. Aveva dato fuoco al centro estatico gestito dalla figlia per incassare il premio dell’assicurazione. Ma le immagini delle telecamere di sicurezza della sua stessa attività, recuperate malgrado fossero state gravemente danneggiate dalle fiamme, lo hanno ripreso proprio il giorno prima dell’incendio mentre staccava l’impianto. E così gli uomini della squadra anticrimine del commissariato di Viareggio, coordinati dal pm Antonio Mariotti, sono riusciti a ricostruire che quello che doveva sembrare un incendio doloso era stato in realtà appiccato da colui che agli occhi degli investigatori doveva sembrare la vittima.

A finire agli arresti domiciliari Floriano Matteucci, sessantuno anni, conosciutissimo commerciante di Camaiore che lavora in una tabaccheria in via Battisti, già noto alle forze dell’ordine per una serie di reati che vanno dall’estorsione all’usura fino alla falsificazione di banconote. L’uomo, che a nome della figlia Claudia aveva aperto il centro estetico “Tempio di Cleopatra” a Lido di Camaiore, dopo un anno in cui gli affari non erano andati bene e con alcuni mutui sulle spalle di quasi 500mila euro per allestire il centro e acquistare i macchinari, secondo gli inquirenti il 6 agosto dello scorso anno ha progettato di dar fuoco all’attività in modo da intascare il premio della polizza dell’assicurazione antincendio che si aggirava intorno al mezzo milione di euro.

A tradirlo, però, sono state le immagini del suo stesso sistema d’allarme che lo hanno immortalato mentre, il giorno prima dell’incendio, dapprima ha cercato di spostare le telecamere puntate sull’ingresso del centro estetico e poi ha staccato l’impianto. I fotogrammi, faticosamente recuperati dall’hard disk del videoregistratore andato semidistrutto durante l’incendio, hanno permesso di far luce su un episodio che apparentemente sembrava legato al mondo dell’estorsione nel quale lo stesso Matteucci era rimasto coinvolto in passato. E verso cui lui stesso aveva cercato di indirizzare gli inquirenti. Quando, all’alba del 6 agosto dello scorso anno, un incendio appiccato utilizzando degli asciugamani intrisi di benzina distrusse il centro estetico, la prima pista investigativa fu proprio indirizzata al mondo dell’estorsione. Ma un dettaglio avrebbe tradito Floriano Matteucci. Il giorno prima del rogo - di domenica - si è infatti recato al centro estetico insieme ad una persona che gli inquirenti debbono ancora identificare. E, durante quella visita, ha dapprima cercato di spostare con il manico di una scopa una delle telecamere a circuito chiuso dell’impianto di videosorveglianza. Poi, non riuscendovi, ha tolto l’alimentazione all’intero impianto spegnendolo, in modo che non venisse ripreso ciò che sarebbe accaduto all’alba del giorno successivo. Una scena che le telecamere hanno ripreso e, grazie ai fotogrammi recuperati dall’hard disk del videoregistratore andato semidistrutto durante l’incendio hanno permesso agli inquirenti di dare una svolta alle indagini: «È da lì - hanno spiegato il pm Antonio Mariotti e la dirigente del commissariato Rosaria Gallucci durante la conferenza stampa di ieri - che abbiamo imboccato la strada giusta».

Nel corso delle indagini, a conferma della tesi accusatoria, la polizia ha verificato che il giorno prima dell’incendio si recò nel centro estetico di via Italica anche la moglie di Floriano Matteucci (che al momento non è però indagata) per portare via numerose confezioni di creme e prodotti cosmetici «nel tentativo - sostengono ancora gli inquirenti - di salvare dalle fiamme ogni cosa della quale non si sarebbe notata l’assenza dopo l’incendio».

Alla luce di tutti questi elementi, nei confronti di Floriano Matteucci è scattata la richiesta di arresti da parte della Procura che è stata poi tramutata in ordinanza di custodia cautelare da parte del gip Alessandro Dal Torrione.

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