Il Fisco passa ai raggi X centomila conti correnti
Da lunedì i saldi e i movimenti comunicati dalle banche all’Agenzia delle Entrate saranno utilizzati per dare la caccia agli evasori: si parte con i dati relativi al 2011
VIAREGGIO. Più di centomila conti correnti intestati ai versiliesi finiscono sotto la lente del Fisco. Entro questa settimana, infatti, le banche (e in generale tutti gli intermediari finanziari) dovevano comunicare all’Agenzia delle Entrate vita, morte e miracoli delle somme impiegate o depositate dai clienti nelle loro filiali. Questo significa che i saldi di inizio e fine anno, i bonifici in entrata e in uscita, ma anche gli acquisti con bancomat e carta di credito, le ricariche telefoniche e così via saranno noti all’Anagrafe tributaria. Che diventerà una specie di archivio immenso, da cui attingere nella lotta all’evasione. Già, perché è questo il motivo che sta alla base dell’operazione: potenziare gli strumenti in mano al Fisco. E individuare - tramite appositi elenchi - tenori di vita da Paperoni, se non da benestanti, celati dietro lo schermo di dichiarazioni dei redditi minime o assenti.
L’eredità del governo Monti. La novità fu introdotta nel 2011 dal decreto Salva Italia del governo di Mario Monti: la situazione disastrata delle casse pubbliche imponeva un segnale forte nella lotta ai furbetti. Via via sono stati posticipati più volte i termini entro cui le banche avrebbero dovuto consegnare i dati, ma poi è stato deciso che il 31 ottobre 2013 era l’ultima frontiera. Così è stato. Secondo quanto si è potuto apprendere, in Versilia non si sono registrati ritardi: gli istituti di credito hanno rispettato la scadenza. Inviando alle Entrate le informazioni attraverso il canale Sid, una via di comunicazione blindata e supersegreta per evitare che qualche pirata possa essere ingolosito da una simile miniera. Il meccanismo, tra l’altro, ci dicono sia piuttosto agevole e immediato per gli operatori.
Si parte dal 2011. Per adesso, all’Anagrafe tributaria sono stati consegnati solo i dati relativi al 2011; entro il 31 marzo 2014 sarà la volta dei conti correnti attivi nel 2012 e entro il 20 aprile 2015 toccherà al 2013. Le informazioni non potranno essere conservate per più di 6 anni.
Che cosa viene svelato. Se io ho un conto X in una certa banca, la stessa dovrà comunicare al Fisco il saldo al 1º gennaio e quello al 31 dicembre dell’anno di riferimento, e in più l’importo totale degli addebiti e quello degli accrediti durante l’anno. Ma non solo i conti correnti vengono sviscerati e svelati. Anche i conti deposito, i contratti derivati, i certificati di deposito, i buoni fruttiferi, i titoli in generale e gli acquisti “pesanti” (oro e metalli preziosi) vengono resi noti agli ispettori delle Entrate. È evidente che la maggior parte delle persone non possiede tutta questa roba: soltanto coloro che presenteranno una situazione economica di un certo tipo verranno inseriti nelle cosiddette “liste di rischio”.
I controlli col redditometro. A quel punto, gli 007 del Fisco faranno partire la vera e propria operazione anti-evasione. Che consisterà nell’incrociare questi dati con le dichiarazioni dei redditi. Usando soprattutto lo strumento del redditometro, che tanto ha fatto discutere in questi mesi. In pratica, se il cittadino ha una dichiarazione dei redditi da fame, ma è intestatario o cointestatario di un conto corrente, di un conto deposito, titoli o altro, che magari registrano importi elevati, si accende una spia. Parte la verifica vera e propria, che richiama il contribuente a una dimostrazione - attraverso documenti e pezze d’appoggio - della propria buona fede. Se non riuscirà a dimostrarla, saranno guai.
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