Il presidio
Bufera sul congresso Pd Dati a Marchetti: niente accordi con Paola Gifuni
Il candidato primo classificato va giù duro: iscrizioni e voti «che non hanno legittimità democratica»
VIAREGGIO. Non ci sta a «riconoscere legittimità democratica a quei voti illegittimi sotto il profilo politico, etico e forse anche penale, nonché ai delegati eletti con quei voti». Per questo motivo Giuseppe Dati, avvocato, sostenuto da “renziani” e parte dei “civatiani” nella corsa alla guida della Federazione versiliese del Pd, lancia un appello ad Agnese Marchetti, candidata dei “cuperliani” e del resto dei “civatiani”: «Un patto nello spirito unitario che caratterizza sin dall’inizio la mai candidatura». Un patto per non fare accordi con i i nove delegati che in assemblea arrivano dai voti conquistati da Paola Gifuni, candidata che guarda a Pittella.
«A me pare che l'unica soluzione che consenta al Pd di uscire a testa alta da questa vicenda sia quella, unitaria, che ho più volte proposto: chi è arrivato primo venga eletto segretario, si proceda a una gestione unitaria del partito tra i miei sostenitori e quelli di Marchetti, con pari dignità, e si avvii un ripristino effettivo delle regole democratiche e etiche senza le quali il Pd non può vivere».
Non siano riusciti a contattare Paola Gifuni che abbiamo contattato al cellulare ieri per un commento alle dichiarazioni di Giuseppe Dati, Ma la terza classificata nella “partita” del congresso del Pd versiliese aveva già espresso la propria opinione proprio con il “Tirreno”: « «Sono amareggiata per quello che sta accadendo nel Pd. Le accuse lanciate contro di me sono infondate. Mi sembra che alcune persone preferiscano dedicarsi alle lotte intestine invece di aprire il partito al nuovo».
Dati, però, è ben deciso a non mollare la presa su quella che definisce «una nuova questione morale». Questione così descritta: «Alcuni delegati sono stati eletti da persone che sono state reclutate e mandate a votare da altri che le comandavano; si tratta di iscrizioni e voti che non sono frutto di libera e consapevole autodeterminazione. Non parlo di episodi sporadici ma di una condotta sistematica e pianificata, che colpisce al cuore i valori della autentica democrazia che stanno a fondamento del Pd. Questa vicenda offende la militanza di tanti nostri tesserati e dirigenti che mi sento di chiamare a raccolta, in queste ore, per difendere l'integrità del Partito democratico, perché non è consentito a nessuno di noi fare finta di niente».
L’appello di Dati a Marchetti non è frutto della “fantasia” del primo “classificato”. Da giorni è noto che alcuni tra gli esponenti “storici” del Pd versiliese che non si sono spostati sulle posizioni di Matteo Renzi vorrebbero l’accordo con i delegati di Gifuni pur di ri conquistare la guida del partito. È lo stesso Dati a dichiararlo, in un comunicato diffuso ieri: «So che nel gruppo che sostiene Marchetti c'è chi, invece, preferirebbe andare alla conta, in assemblea, all'ultimo voto. Ciò a me appare politicamente e eticamente inaccettabile».
Interpellato al telefono, il candidato aggiunge: «Non accetto un’assemblea in cui questi nove voti siano decisivi. Lo ribadisco: non si può fare finta di niente di fronte a persone che si sono presentate a votare dichiarando “mi hanno detto che devo votare e devo avere la ricevuta”. Senza sapere se davano il voto ad un partito, alla bocciofila o a chissà chi...».
Mercoledì 6 è convocata l’assemblea delle Federazione versiliese del Pd. C’è ancora qualche giorno di tempo ed ora tocca ad Agnese Marchetti prendere posizione. E decidere se «sentiti i miei sostenitori», come scriveva qualche giorno fa in un comunicato, l’esito della consultazione la porta a fare o non fare accordi con gli altri due candidati, Dati e Gifuni.
Anche considerando che analoga “bufera” sta attraversando il Pd nazionale e le regole fissate per il congresso.
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