Il Tirreno

Versilia

Tre condanne per gli abusi sulla collina della Baccanella

di Gabriele Dini

Per il giudice imprenditori e tecnici sono colpevoli: i lavori non rispettavano le concessioni edilizie La procura di Lucca invece aveva chiesto il proscioglimento dei tre imputati per prescrizione

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MASSAROSA. Un colpo di scena in aula. E il processo per gli abusi edilizi alla Baccanella - il contestato intervento per la realizzazione di 20 villette sulle colline di Quiesa partito nel 2004 - si è concluso con tre condanne per il direttore dei lavori, per il titolare dell’azienda che ha eseguito l’intervento finito nel mirino della Procura e per il proprietario del terreno. Il pm aveva chiesto il prosciglimento dei tre per avvenuta prescrizione del reato. Ma a quanto pare il giudice Gerardo Boragine non ha tenuto conto di questa richiesta. Saranno le motivazioni che il giudice presenterà entro novanta giorni a chiarire cosa è accaduto.

Tre condanne. La condanna in primo grado per abuso edilizio riguarda tre nomi illustri: il direttore dei lavori, l’architetto viareggino Federico Gemignani, il costruttore Brunello Pardini, titolare della Quadrifoglio Scavi che ha effettuato l’intervento, e Leonardo Vinchesi, in quanto rappresentante della società Lucente srl proprietaria dei terreni e delle villette. Nel novembre 2011 quattro persone - tra queste c’era anche l’ex sindaco Fabrizio Larini - furono prosciolte in fase di udienza preliminare dal gup Spada Ricci per un supposto abuso d’ufficio avvenuto al momento del rilascio delle concessioni edilizie.

La vicenda. Le battaglie sulla Baccanella partono dal 2004. E dopo essere passate dal consiglio comunale si sono spostate nelle eule di tribunale. Dopo il rilascio dei permessi nel febbraio 2006 venne aperto il cantiere. Tra le feroci contestazioni del centrosinistra e di Italia Nostra. Proprio da un esposto di quest’ultima associazione, che parlava di uno scempio paesaggistico sulla collina interessata dall’intervento, partì un’inchiesta da parte della polizia municipale di Massarosa. Nel giugno 2007 i vigili mettono a verbale che ci sono stati dei sospetti abusi: e da lì prenderà il via il procedimento che si è concluso ieri in tribunale a Lucca. Da allora le villette non sono mai state completate e anzi alcune di esse sono state abbattute.

Le accuse. Per l’accusa i realizzatori dell’intervento non avrebbero rispettato le indicazioni previste dalle concessioni edilizie: alcuni muri e alcuni edifici avrebbero avuto dimensioni diverse dal previsto e in alcuni casi sarebbero state rimosse quantità di terra superiori al consentito. In tribunale si è combattuto anche sulla pendenza della collina, attorno al 35%, limite massimo per consentire la realizzazione di abitazioni.

La sentenza. Ma la giustizia ha i suoi tempi e la fase finale del processo di primo grado è stata combattuta sul filo della prescrizione. Tanto che il pm ieri in aula ha chiesto il proscioglimento dei tre accusati. Ma il giudice Gerardo Boragine è stato di altro avviso e non ha ritenuto raggiunti i tempi per la prescrizione (che potrebbe arrivare però prima dell’appello). Boragine ha così decretato una condanna a un mese di arresto e 24mila euro di ammenda (la pena è naturalmente stata sospesa). Ora gli avvocati dei condannati attendono la pubblicazione delle motivazioni della sentenza per decidere se ricorrere in appello.

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