Il presidio
«Un porto per maxi yacht» Cima: ecco la mia ricetta
L’amministratore unico di Polo nautico parla di «Darsena commissariata fra magistratura e Authority» e illustra il suo progetto di rilancio
VIAREGGIO. Ormeggi per diportisti con barche oltre i 24 metri, utilizzo della Darsena Viareggio per le imbarcazioni di lunghezza superiore ai trenta metri, un protocollo tra tutti i sindaci per organizzare il Salone della nautica della Versilia: è la ricetta di Riccardo Cima, amministratore unico di Polo nautico, per salvare il porto, «commissariato fra magistratura e autorità portuale. Ma la politica dov’è?».
Bella domanda. Alla quale se ne può, però, aggiungere una analoga: e l’impresa? Che cosa ha fatto per evitare che si arrivasse al commissariamento appena citato?
«Prima comandava la Capitaneria, poi le competenze in materia di demanio sono passate al Comune. Gli imprenditori si sono inseriti nella prateria lasciata libera e hanno fatto il loro. Ciascuno per conto suo. E lo conferma, per esempio, il fatto che non si siano mai messi insieme per chiedere la gestione unitaria degli ormeggi...».
Torniamo alla politica che non avrebbe agito come dovuto: un esempio?
«Per troppo tempo Viareggio è stata senza guida politica. E questo ha comportato la paralisi del porto ed il degrado economico. La Giunta Marcucci (centrosinistra, ndr) ha approvato il Piano regolatore portuale, ma troppo tardi, quando ormai la crisi arrivava. La Giunta Lunardini (centrodestra, ndr) non ha mai affrontato i problemi del porto e della nautica. Ed è del tutto lecito che in tale contesto in porto ci sia una situazione di evidente confusione strategica».
Come se ne esce, se è possibile?
«In linea con quanto affermato dal sindaco Leonardo Betti, ritengo che vi siano una serie di punti di rilancio del porto cittadino. Che può essere lo scenario del Salone della nautica della Versilia, partendo dalle Darsena ma utilizzando anche il lago di Massarosa ed i tre pontili a mare. Dando vita a quella che potrebbe essere la settimana del mare con eventi in tutti i Comuni».
Si va ripetendo che il futuro della nautica e del nostro porto non possono che essere le barche grandi, oltre i 30 metri. Ma dove le mettiamo?
«Alla Madonnina, liberata dalle barche sotto i 10 metri e destinata ai transiti e alle imbarcazioni importanti in termini di dimensioni e ricaduta economica. Ma anche nella Darsena Viareggio, destinata alla barche oltre i 30 metri, sia con ormeggi in banchina sia con pontili galleggianti. E non mi si dica che le navi non possono essere ormeggiate ai pontili galleggianti, altrimenti a Montecarlo hanno visto un mondo diverso dal nostro!».
Ed i pescherecci, oggi nella Darsena Viareggio, dove andranno?
«Serve un censimento dei pescherecci e del loro utilizzo, per lasciare nella Darsena Viareggio solo quelli di dimensioni importanti. Ed aprire un confronto costruttivo per trovare una nuova collocazione nelle darsene interne».
In questo quadro, per le barche sotto i dieci metri quale collocazione è immaginabile?
«La mia proposta è quella di togliere tutti i piccoli natanti lungo il canale e creare un porto a secco nell’area dell’attuale mercato dell’ortofrutta, oggi sottovalutato».
Un porto così a chi è destinato?
«Se vogliamo rilanciare l’economia e la Darsena, se vogliamo far decollare il refitting e far ripartire l’economia anche commerciale della città, occorre creare un porto accessibile ai diportisti, dove chi possiede una barca di oltre 24 metri possa ormeggiare ma vicino alla Passeggiata. E quindi vivere la nostra Versilia e in Versilia spendere».
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