Il Tirreno

Versilia

Dopo 69 anni il racconto inedito di un superstite

di Tiziano Baldi Galleni
Dopo 69 anni il racconto inedito di un superstite

Per tutta la vita Loris Navari è rimasto in silenzio, ma il regalo di una cugina gli ha ricordato i familiari uccisi per mano delle Ss e così ha deciso di parlare

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SANT’ANNA DI STAZZEMA. Ha voluto intitolare le cinque pagine di ricordi con una frase: «Il passato non passa mai». E si definisce un «minatore della memoria». Comincia così la testimonianza inedita di Loris Navari, superstite della strage di Sant’Anna di Stazzema, emigrato in Svizzera da giovanissimo e tuttora residente a Lugano.

Comincia con il riferimento alla memoria, celata per 69 lunghi anni nel silenzio più assoluto e solo oggi resa pubblica grazie a un regalo, un albero genealogico, un ricordo riaffiorato dal passato, un dolore e una ferita indelebili nonostante gli anni.

Tutto è iniziato nel 2010, quando Lidia Wagner cugina di secondo grado di Loris Navari si è recata nei luoghi dell’Eccidio. Un viaggio lungo, non solo per i 700 km, quelli dell’andata e ritorno che separato Sant’Anna di Stazzema da Lugano, ma per i 3 anni passati dall’inizio di questa storia alla sua conclusione.

Lidia si era recata nel Parco Nazionale della Pace per ricostruire l’albero genealogico di suo cugino Loris. Un pensiero che sarebbe stato l’oggetto del suo regalo di compleanno l’anno dopo. I parenti più stretti di Loris sono seppelliti su quelle montagne dello stazzemese: il padre fu fucilato a Valdicastello, che prima lo costrinsero a trasportare le munizioni impiegate per la strage. Poi morirono la matrigna, i cugini, gli zii e le zie. Loris Navari rimase solo con il fratello Ennio, anche lui scampato alla strage, e i nonni.

Dopo la Guerra venne portato in Svizzera in un centro specializzato: era malato di tubercolosi. Tornò in Italia solo per studiare, poi via, di nuovo in Svizzera, lontano da quel paese che lo aveva lasciato senza gli affetti più cari: un drmma di cui decise di non fare parola a nessuno, neppure alla sua nuova famiglia che intanto si era fatto in Svizzera.

Ma è stato probabilmente il dono di sua cugina Lidia Wagner che ha risvegliato in Loris la memoria, il dolore e infondo la voglia di raccontare il suo dramma che è stato e continua ad essere un dramma collettivo. Così sei mesi, da solo nel suo studio, ha battuto a macchina ciò che ricordava di quel tragico 12 agosto 1944.

Era forse ancora troppo presto per pronunciare a voce la sua storia di superstite, e ha deciso di farlo per scritto, poi ha consegnato a Lidia le scinque pagine di memorie. Che da venerdì sono custodite nel Museo della Resistenza di Sant’Anna.

Per tornare a Sant’Anna, Lidia Wagner ha viaggiato con il gruppo di persone dell’associazione di pacifisti di Stoccarda AnStifter (mobilitatasi fin da subito contro l’archiviazione del processo in Germania sull’Eccidio). Lidia ha recapitato la lettera di Navari nelle mani di un altro superstite, Enrico Pieri, presidente dell’Associazione Martiri.

Oggi Loris è un vice direttore di una scuola media in pensione e ha deciso, per il settantesimo anniversario della strage, di venire a commemorare le vittime alla cerimonia ufficiale. Della strage non ha potuto raccontare molto, perché per sua fortuna era nel bosco, dove dopo l’arrivo dei soldati tedeschi suo nonno l’aveva fatto nascondere.

Ma si ricorda molto del periodo prima: aveva sette anni e per lui, che era appena iniziata la prima elementare, i tempi - scrive - erano “felici”. E ricorda purtroppo dell’immediate ore dopo il passaggio della furia nazifascista: l’odore della morte, della carne bruciata, attaccato alla pelle, alle naruci per sempre.

Comprensibile, dunque, la difficoltà e lo sforzo che Loris Navari ha fatto per rendere la sua storia all’intera umanità. D’altronde «persi tutto quel giorno: affetti, patria, l’adorata Versilia - conclude la sua lettera - Il mio “io” fu per sempre violato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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