Il Tirreno

Versilia

Porto, banchine più care: aumenti choc per i servizi

di Donatella Francesconi

La denuncia di un comandante: il concessionario delle colonnine ha raddoppiato il prezzo dell’energia per recuperare i soldi dell’approdo che riscuoteva illecitamente

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VIAREGGIO. «Il concessionario delle colonnine è venuto e mi ha detto: “La corrente d’ora in poi la pagherai 60 centesimi al kilowatt...”. Al posto di una cifra che non arrivava a 0,30...». È passato un mese dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento delle banchine ai lavori, lo strumento adottato dall’Autorità portuale, d’intesa con la Capitaneria di porto, per mettere ordine nel più “chiacchierato” dei pezzi del porto viareggino, quello relativo all’utilizzo delle banchine che sono pubbliche, e dunque gratuite per quanto riguarda l’ormeggio. È passato un mese e così racconta un comandante: «Gli aumenti servono - così mi è stato spiegato - per fare pari con le cifre che venivano incassate prima». Insomma, la tesi è “siccome non possiamo più fare pagare l’ormeggio, ecco serviti gli aumenti delle tariffe”. E anche che aumenti...

La denuncia resta anonima, su richiesta di chi racconta al cronista la richiesta ricevuta. E tale resterà. Perché - così ribatte radio-banchina - inchiesta della Procura di Lucca e nuovo Regolamento non starebbero rendendo più facile e trasparente la vita di chi opera in porto. Anzi. Sarebbero stati “minati” equilibri definiti, tra banchine e specchi acquei, che vedevano ritagliarsi un ruolo preciso per ciascuno dei soggetti che partecipavano al “rito” dell’ormeggio e attività relative. «Ci eravamo spartiti la banchina», racconta il nostro interlocutore: «E le cose, alla fine, funzionavano...». Nell’illegalità più assoluta, consentendo a qualcuno di fare affari lungo banchine pubbliche e gratuite, dando vita ad una serie di meccanismi a catena, ma questo sembra essere considerato solo un particolare. Tanto che, una volta chiaro che agli aumenti dei servizi già annunciati non ci sarà scampo, c’è chi commenta: «Eccola, la legalità...».

Un commento diffuso tra le banchine in fibrillazione. Tanto che c’è chi sposta l’attenzione proprio sull’attuazione di quanto previsto dal “Regolamento per la disciplina dell’accosto e dello stazionamento delle unità ai lavori presso le banchine pubbliche del porto di Viareggio”. «Andate a vedere cosa accade alla “Lenci”», è il suggerimento. La banchina è in area portuale, alle spalle dei nuovi cantieri nati all’ex latino-americano. È la stessa sulla quale l’Autorità portuale ha provato a fare ordine nel corso dell’estate. Destinata alle barche ai lavori, non è dotata di servizi. Dunque per avere l’energia elettrica (e serve una potenza importante) ec co spuntare maxi generatori e cisterne di gasolio. “A bordo delle unità, in un luogo ben visibile dalla banchina d’ormeggio, dovrà essere esposta idonea cartellonistica riportante gli estremi dell’autorizzazione ai lavori rilasciata dall’Autorità portuale regionale e della comunicazione di avvenuto accosto presentata all’Autorità marittima, con l’indicazione del cantiere e/o ditta incaricata dei lavori”: recita così l’articolo 9 del Regolamento. Niente di quanto è indicato è al momento presente sulla banchina Lenci. Là dove, chi attracca trova un cartello che rimanda all’ufficio patrimonio del Comune di Viareggio (con tanto di riferimenti telefonici e di posta elettronica certificata) come ente al quale rivolgersi. Al posto dell’Autorità portuale competente oggi.

“È il porto, bellezza”, commenterebbe il buon vecchio Bogart...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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