Il presidio
L’assessore anti-inceneritore «Avevamo ragione noi»
Pietro Lazzerini finì sotto processo per l’opposizione all’impianto di Falascaia «Se i politici ci avessero ascoltato, oggi non parleremmo di morti e paure»
PIETRASANTA. Quella scia intrisa di dolore e lutti, chi protestò negli anni '90 tanto poi da finire davanti ad un giudice e sotto processo oggi la vive con ancora più rabbia ed amarezza. «Sulla pericolosità del “bruciatore” del Pollino, così noi lo chiamavamo l'inceneritore, la politica, in quegli anni, non ci ascoltò. La nostra opposizione davanti ai cancelli non fu vista come un grido di allarme. E fu un grave errore, come le cronache di questi giorni, purtroppo, confermano».
Pietro Lazzerini, oggi assessore nella giunta Lombardi, ieri fra i protagonisti, insieme ad altre decine di persone, del no all'impianto della Falasciaia, guarda con preoccupazione ai risultati dell'inchiesta Asl che parla di quasi 3000 casi di tumore diagnosticati negli ultimi 40 anni fra Camaiore e Pietrasanta e dietro ai quali si cela, anche se non c'è la certezza della correlazione al momento, l'ombra dei veleni emessi dallo stesso impianto.
«Non faccio distinzioni fra la sinistra e la destra di allora, per quanto riguarda le responsabilità: i comitati, gli ambientalisti, la gente del Pollino in tante occasioni avevano gridato contro il funzionamento del bruciatore e quando in una mattina del 1997 la nostra opposizione davanti ai cancelli sfociò in denunce, si capì che il limite era stato oltrepassato. Siamo stati tutti assolti, alla fine, a conferma che la nostra azione fu legittima e rispettosa della legge e che quello che continuavamo a dire, sui rischi per la salute legati al funzionamento dell'inceneritore - continua Lazzerini - non erano fantasie di un gruppo di esaltati, ma eventualità piuttosto concreta. È vero, è ancora presto per parlare di correlazione, ma quei numeri che emergono dallo studio dell'Asl spaventano. E dovrebbero fare riflettere chi, allora, non ci ascoltò».
Oggi l'inceneritore è chiuso e nel suo futuro, in attesa di sviluppi legali e dei contenziosi milionari, c'è una riconversione ambientale. «La giunta Lombardi - evidenzia Lazzerini - decidendo per lo stop ad ogni attività dell'inceneritore e destinando l'area a centro di educazione ambientale, ha dimostrato coerenza e grande coraggio: resta però, sullo sfondo, il dubbio che se mai i politici del passato ci avessero ascoltato a suo tempo forse oggi non saremmo qui a parlare di morti, malattie e paure».
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