Il Tirreno

Versilia

Genova in forma ridotta Chance per la Darsena

di Corrado Benzio nostro inviato
Genova in forma ridotta Chance per la Darsena

Si è aperto il mini-Salone nautico, meno espositori e meno barche in acqua Intanto Sanlorenzo annuncia un 62 metri da costruire tutto a Viareggio

4 MINUTI DI LETTURA





GENOVA. Sanlorenzo sta trattando per piazzare il 62 metri il cui modello è esposto nel grande stand in fiera. Sarebbe la nuova ammiraglia del cantiere fondato nel 1959, ma soprattutto verrebbe costruito nel cantiere che Massimo Perotti ha aperto a Viareggio.

Una buona notizia da un cantiere che al salone di Genova (si aperta ieri l’edizione numero 53) è presente in massa. Un megastand dove si brinda a champagne Louis Roederer (uno dei pochi ormai che offre questi servizi a visitatori, clienti e giornalisti) e ben 9 barche in acqua. L’effetto Cina ha fatto bene a Sanlorenzo. Come è noto nella società è entrato il gruppo Sundiro, cinesi che costruiscono su licenze le moto Honda. Un accordo benedetto anche da Anton Francesco Albertoni, capo dell’Ucina (la Confidustria della nautica), perchè la maggioranza della società resta nelle mani italiane, con Perotti e la presenza del Fondo strategico italiano, costituito coi soldi della Cassa depositi e prestiti.

Si parla molto a Genova di Cina. E’ notizia fresca che anche Perini apre una base nel paese da un miliardo di persoen. Intanto per capire quel mercato, poi, eventualmente, per vendere. Non certo per costruire. Visto il valore del made in Italy.

Ribadito da Azimut che si presenta al salone con lo slogan «Being italian»: essere italiano. E sullo sfondo c’è la testa del Davide. Tanto per ricordare, come nella battuta del protagonista di «Hollywood Babylonia» dei Taviani (girato fra Tirrenia e Viareggio), che «Noi italiani siamo figli dei figli dei figli di Michelangelo. E tu di chi sei figlio?» diceva Vincent Spano rivolto ad uno yankee.

Ecco la mostra di Genova, qui sta il punto, vuole essere ormai solo la mostra degli italiani. Le vicende della fiera che si è aperta ieri sono arcinote. Mercè anche la crisi, la fiera è stata dimezzata negli spazi a terra, ma anche nella durata (5 giorni invece di 9). Costi ridotti, ma soprattutto la consapevolezza che la grandeur è finita.

Come ricordava lo stesso presidente di Ucina: «Ci sono due mostre in Costa Azzurra, una negli Usa, una in Brasile, una in Turchia, tre in Cina. Ogni realtà attira i clienti di quella zona geografica».

E qui sta il problema per Genova. E’ la mostradi un popolo, gli italiani, che è senza una lira. Ed infatti hanno retto solo i cantieri che esportano. Tanto per fare un nome, Azimut-Benetti dichiara di dovere all’Italia solo il 2% dei suoi 600 milioni di fatturato. Cifre ridicole.

Con questa situazione e vista la fiera attuale, non sarebbe difficile per Viareggio fare concorrenza a Genova. Soprattutto alla luce di un fattore. Che la nautica minore è allo sparo. Reggono solo i megayacht – lo si è visto a Monaco –

e la Toscana resta una caopitale del megayacht. Con colossi come Benetti, Codecasa, Overmarine, Fipa Maiora, Perini. Nomi classici ai quali in questi anni si sono aggiunti i fratelli Rossi di RossiNavi, Vsy (già Viareggio superyachts), Sanlorenzo, Tecnomar di Marina di Massa (ha acquisito i cantieri Nca per fare grande refitting ma anche megayacht).

Insomma la massa critica sarebbe già abbondante. Ed il fatto che quest’anno l’ammiraglia del salone non sia viareggina vuole dire poco. Il Chopy Chopy è un 80 metri costruito da Crn di Ancona. Marchio Ferretti, ovvero marchio cinese da quando il cantiere fondato da Norberto Ferretti non è passato ad un fondo di Stato della Republic of China. Che ha pagato il 50% dei debiti (che viaggiavano sui 600 milioni di euro) e si è aggiudicato uno dei campioni del made in Italy.

A resistere è il gruppo Azimut-Benetti . Paolo Vitelli, oggi in parlamento, è l’uomo che ha voluto proporre Viareggio come alternativa a Genova. Vedremo se avrà qualcosa da dire alla fine di questo salone .

Fra i rumors che ci sono in banchina la prospettiva che Beniamino Gavio, signore delle auostrade italiane (sua la Salt e anche la Parma-La Spezia) voglia allargare il suo gruppo che al momento si basa sui cantieri Cerri di Marina di Carrara, ma soprattutto su Baglietto, rilevato lo scorso anno dal fallimento. L’uomo è ricco, soprattutto di liquidità. Intanto il marchio del Gabbiano è tornato a Genova dopo anni di assenza.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web