Il “porto impossibile” compie cento anni Lo inaugurò il re
Il 28 settembre 1913 la posa della prima pietra alla presenza di Vittorio Emanuele III di Savoia
di PAOLO FORNACIARI
Cento anni fa, il 28 settembre 1913, allora era domenica, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, fu posta la prima pietra del nuovo porto di Viareggio.
Alla cerimonia si giunse dopo anni di studi e di progetti, dopo ritardi e prese di posizione contrarie alla realizzazione dell'opera, che causarono non pochi problemi all'attività marinara e cantieristica viareggina. Già nel 1871, 228 tra costruttori navali, capi di maestranza ed operai avevano richiesto al Ministro dei Lavori Pubblici l'intervento dello Stato per «ottenere il tanto sospirato scalo di varamento per le navi di grossa portata», evidenziando che «il perdurare nel presente stato di cose porta a cessare una delle principali industrie locali, con la conseguenza non solo dell’immiserimento di alcune classi operaie, ma del decadimento della città, colpita in uno dei rami da cui ha sin qui tratto vita e ricchezza».
Nel 1902, una Commissione dei rappresentanti delle associazioni dei lavoratori delle darsene, degli armatori e dei capitani marittimi viareggini, composta da Ricciotti Baccelli, Antonio Batori, Filippo Benigno, Giuseppe Caprili, Leopoldo Del Re, Goffredo Fantini, Fiovo Garrè, Umberto Giannessi, Abilio Lippi, Luigi Ottina, Alessandro Tomei, Guido Pezzini, Giuseppe Scalia e Giuseppe Tomei, approvò lo studio "sulla sistemazione portuaria viareggina", redatto da Luigi Ottina, che prevedeva una spesa di 470.000 lire. Ma si dovrà attendere il maggio del 1908 per vedere approvato dal Governo il progetto di sistemazione del porto viareggino per un importo di 1 milione e 75mila lire, presentato il 1 dicembre 1907 dall'ononorevole Giovanni Montauti, che prevedeva «la creazione di un bacino di espansione avanti la spiaggia, prolungando di 300 metri il molo nord dell'attuale canale, che racchiuda uno specchio d'acqua di circa 11 ettari; la costruzione di un nuovo canale navigabile, lungo 1314 metri e largo 50, e di due canali secondari, uno largo 20 metri, per mettere in comunicazione il nuovo canale con la darsena in corso di costruzione, l'altro della larghezza di 15 metri nel piazzale della stazione ferroviaria, per favorire le operazioni di carico e di scarico, e per mettere in comunicazione il nuovo canale col proposto allargamento del Burlamacca».
Anche se, dopo anni, sembravano finalmente soddisfatte le aspettative dei viareggini, nuovi ostacoli ritardarono l'inizio dei lavori, primo fra tutti un parere negativo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, per il quale «un autentico porto a Viareggio non può ottenersi se non a scapito del porto stesso e della violentata natura». L'annosa vicenda del porto "impossibile" fu risolta nel 1912, grazie all’intervento del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti.
E così si giunse al 28 settembre 1913, data stabilita per la posa della prima pietra del nuovo porto. Un giorno importante per l'avvenire di Viareggio, che fu preparato nei minimi particolari. Il 19 settembre, il Consiglio Comunale deliberò l. a somma di 25.926 lire per finanziare una serie di iniziative messe a punto dal Comitato dei festeggiamenti presieduto dal cavalier Pietro Feroci. Il programma comprendeva un "corso dei fiori", con sfilata di automobili e carrozze opportunamente addobbate sui viali a mare, tornei di spada e di fioretto nel salone del "Fiorentina", spettacoli di varietà al Politeama e all'Eden, grandi balli al Kursaal, concerti bandistici, regate, spettacoli pirotecnici, una illuminazione fantastica dei giardini di piazza D'Azeglio, e, a chiusura, nel salone del Margherita, una conferenza della Società Pro-Viareggio Reclame, sul tema "La gloria del nostro mare".
Viareggio viveva quei giorni in un’atmosfera di festa. Tutti gli alberghi erano affollati da autorità politiche e militari e dalle delegazioni dei Comuni delle province limitrofe, venute a far da cornice alla presenza del re. Il giorno 27, una squadra della marina militare, composta dalle navi "Regina Margherita", "Emanuele Filiberto” e da sei torpediniere, giunse nelle acque di Viareggio. Le due navi diedero fondo al largo, mentre le torpediniere si schierarono nella darsena Toscana. Alle prime ore del giorno dopo la "Regina Margherita" si recò al Gombo per ricevere il re e alle 9,30 fece ritorno a Viareggio. Iniziò così quel memorabile 28 settembre.
Ma vediamo come si svolse la cerimonia di inaugurazione del nuovo porto. Il sindaco Guido Del Prete, a bordo di una lancia, andò incontro alla nave ammiraglia, mentre l’idrovolante, pilotato dal tenente di vascello Privonesi effettuava un volo acrobatico sopra i moli affollati da una moltitudine di persone convenute per assistere all'arrivo del re. Alle 9,45, la lancia su cui aveva preso posto il sovrano varcò l'imboccatura del porto-canale salutata da una salva sparata dalle navi alla fonda e dalle note della banda del 22° Reggimento Fanteria. La lancia reale percorse il canale fino alla darsena Toscana. Qui il re fu ricevuto dalle autorità presenti. Poi un corteo di automobili condusse il sovrano lungo la via Coppino fino alla spiaggia dove era stato eretto il palco reale e altre tre tribune. Il numerosissimo pubblico assisteva alla cerimonia assiepato su una gradinata ricavata sulla sabbia posta a pendio. Dopo i discorsi di rito e dopo la celebrazione di una solenne messa, si compì la cerimonia della posa della prima pietra del nuovo porto.
Il re, con una cazzuola d'argento, murò la prima pietra che conteneva alcune monete d'oro ed una pergamena artisticamente realizzata da Alfredo Belluomini che riportava la seguente dicitura: "Resti chiuso come in cuore - della nuova opera che si inizia - auspice la Maestà del terzo re d'Italia questa rituale carta che dica - del popolo di Viareggio lungamente chiedente il suo porto - le angosce dell'attesa e del dubbio - la letizia della vittoria - la speranza e la volontà del suo avvenire».
Terminata la cerimonia, il corteo fece sosta nel palazzo municipale. Vittorio Emanuele, dopo aver salutato la folla che gremiva la via Regia e la piazza Manzoni, in automobile percorse le strade di Viareggio - per l'occasione adornate con stendardi che alternavano motivi floreali allo stemma sabaudo e al gonfalone cittadino - per giungere sul molo, dove salì su una torpediniera alla volta del Gombo.
Nei giorni che seguirono l'amministrazione comunale fece murare, sulla terrazza del Regio Casino, una lapide «ricordante la venuta del Re a Viareggio e la festosa accoglienza che in quel luogo Egli ebbe dalla popolazione». Fra le iniziative programmate ricordiamo che furono assegnati 40 libretti di risparmio, della somma di 50 lire, ad altrettanti giovani viareggini che avevano compiuto i diciotto anni, figli di marinai che si trovavano in condizioni di "bisogno": Orlando Petrucci, Raffaello Pardocchi, Giuseppe Pardini, Carlo Nocetti, Alfredo Barsella, Carlo Matraia, Paolo Mancini, Cesare Maffei, Antonio Luporini, Pietro Armando Guidi, Salvatore Gori, Giovanni Galliano Galli, Goffredo Del Bianco, Lelio Pieve, Raffaello Angelo Pucci, Delfo Enrico Rossi, Giuseppe Serafino Tazioli, Alfonso Corsinelli, Narciso Bonuccelli, Gino Mario Bemi, Ida Quilchini, Assunta Pardocchi, Rosa Antonietta Pardini, Erina Gabriella Malfatti, Maria Asia Lombardi, Gemma Anna Ghilarducci, Maria Francesconi, Rosa Fedeli, Raffaella Emilia Del Carlo, Camilla Giuseppina D'Arliano, Margherita Cupisti, Angela Canova, Maria Campuccio, Ester Biagini, Caterina Arrighini, Amelia Torre, Venilia Rossi, Giulia Elisea Rossi, Eugenia Vannucci ed Edoarda Fiordalisa Vannucci. Il 29 settembre, con un manifesto, il Sindaco ringraziò la cittadinanza «che seppe dare così luminoso esempio di civili intendimenti e di caldo e consapevole fervore nel giorno fortunato e lieto in cui per regale auspicio il paese si affrettava verso il suo migliore destino».
Ma per Viareggio il "migliore destino" era ancora lontano: dopo questo solenne inizio, il progetto del nuovo porto, dopo l’interruzione durante il periodo bellico, fu completato soltanto nel 1929, in ritardo rispetto alle esigenze della marineria viareggina.
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