Il Tirreno

Versilia

Il mio film sulle nozze gay concepito qui a Viareggio

di Claudio Vecoli
Il mio film sulle nozze gay concepito qui a Viareggio

Graziano Salvadori e la sua prima pellicola da regista, sceneggiatore e attore «Tutto è nato da una cena con un amico insieme a mia moglie e ai miei figli»

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VIAREGGIO. Ha ambientato il suo primo film in giro per mezza Toscana. Ma per la proiezione in anteprima assoluta di Sarebbe stato facile ha scelto Viareggio, la sua città d'adozione. Anche perché proprio a Viareggio è stato in qualche modo concepito. Stasera alle 21,30 Graziano Salvadori presenterà all'Eden la pellicola di cui è regista, sceneggiatore e protagonista. Una commedia agrodolce sui problemi di due coppie gay che da giovedì uscirà sugli schermi di tutta Italia in venticinque copie. E che ieri a Roma è stata presentata alla stampa.

Allora Graziano, il grande giorno è arrivato. Stasera il tuo primo film sarà finalmente proiettato in pubblico. E non sarà un pubblico qualsiasi, visto che verranno a vederlo tanti tuoi amici...

«Sì, il grande giorno è arrivato e non nascondo la mia grande emozione. Ho scelto Viareggio per l'anteprima nazionale del film perché ormai da molti anni questa è diventata la mia città. Qui vivo con la mia famiglia, qui trascorro gran parte del mio tempo, qui ho conosciuto tantissimi nuovi amici. Spero che stasera siano in tanti a venirmi a trovare e a condividere con me un momento importante della mia vita».

Il film è girato in molte città della Toscana, ma non a Viareggio...

«E' vero. Ci sono scene girate a Fucecchio, Lucca, Pistoia e in altre località della Toscana, ma non a Viareggio. Né in Versilia. Ho scelto quelle che erano più adatte alla storia che volevo raccontare. Ovvero piccole città di provincia dove per una coppia gay è più difficile poter vivere serenamente e senza sotterfugi la propria omosessualità. Non siamo certo a Roma o Milano, dove l'orientamento sessuale di una persona non influisce più sul giudizio che la gente dà di una persona. Ma forse qui c'è comunque una apertura maggiore».

Non mancano però i legami forti con Viareggio.

«In realtà il film è stato concepito proprio qui a Viareggio. L'idea originaria di Sarebbe stato bello è nata infatti durante una cena a casa mia con un caro amico gay. Eravamo a tavola e i miei figli, come tutti i bambini di questo mondo, stavano facendo un gran baccano. Ho cominciato a rimproverarli. Ad un certo punto, lui mi ha bloccato. E mi ha ricordato che essere padre è una fortuna che lui non avrebbe mai avuto. E così, da quella frase che mi ha profondamente colpito, ho deciso di farne il tema del mio primo film».

E fra gli attori ce n'è uno che hai reclutato proprio a Viareggio.

«Si tratta di Miss Trans 2011. Fu eletta a Torre del Lago e io quella sera facevo parte della giuria. L'ho scelta per una piccola parte nel film: quella di una mamma. E' un ruolo minore, ma è da quel personaggio che poi si dipana tutta la storia. Non fatemi dire di più perché altrimenti sciupo ai lettori la sorpresa...»

A proposito di attori: stasera chi sarà presente alla prima viareggina?

«Ci sarà quasi tutto il cast al completo. Purtroppo non potrà venire Novello Novelli, ma gli altri dovrebbero esserci tutti. A partire da Niki Giustini, Katia Beni e Beatrice Maestrini che insieme a me compongono le due coppie gay protagoniste del film. Ci saranno poi Alessandro Paci, Cristina De Pin e, se riuscirà a liberarsi, anche il pornodivo Franco Trentalance».

Non mancheranno anche tanti altri amici del mondo dello spettacolo...

«Io ho invitato tantissimi amici e stasera spero di vederli in sala. Dovrebbe esserci Massimo Ceccherini, che accompagnerà Alessandro Paci. E poi mi piacerebbe che venissero Leonardo Pieraccioni e Giorgio Panariello, due amici con cui ho iniziato la mia avventura di attore. Sicuramente non verrà Carlo Conti, che ho chiamato ma che è impegnato con le registrazioni di un programma della Rai».

Fra gli invitati si mormora vi sia anche il vescovo di Lucca, Italo Castellani. E vero?

«Sì, noi lo abbiamo invitato. Ci farebbe molto piacere averlo in sala. E lo dico senza alcuna ironia. Del resto, sul tema dell'omosessualità, una delle frasi più belle che ho sentito dire in questi mesi porta la firma di papa Francesco che ha detto: “Chi sono io per giudicare un gay?”. Il nuovo pontefice ha fatto grandi aperture su questo tema. Impensabili fino a pochi mesi fa».

L'omosessualità, argomento intorno al quale ruota il film, è un argomento di grande attualità. Proprio in questi giorni in Parlamento si discute di una legge contro l'omofobia...

«In realtà una legge contro l'omofobia non dovrebbe esistere semplicemente perché è inconcepibile che esista l'omofobia. Spero che un giorno il fatto di essere gay o etero non abbia più alcuna importanza. E, soprattutto, che non sia più fonte di discriminazioni di alcun tipo».

Chiudiamo con un appello. Cosa vuoi dire agli amici di Viareggio che ti leggono?

«Che li aspetto tutti questa sera sperando di farli divertire. E se il film non piacerà loro, a fine proiezione accetterò anche un bel pernacchione. Anche se mi auguro che escano contenti. E che magari tornino a vederlo anche due, tre, quattro volte...»

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