Porto, maxi yacht in cerca di spazio
Angelini (Navigo): abbiamo presentato un progetto che ridisegna le aree e può essere attuato in fretta
VIAREGGIO. «Il nostro porto ha due grandi “focus”: le grandi barche ed i lavori». Parla così Pietro Angelini, coordinatore di “Navigo”, consorzio pubblico-privato, organizzatore di “Yare” dalla scorsa primavera, l’evento riservato ai comandanti della grande nautica. Consorzio presieduto da Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Benetti. È puntando l’attenzione su questi due aspetti che “Navigo” - racconta Angelini - ha presentato all’Autorità portuale un «progetto di ottimizzazione del porto, senza stravolgere il Piano regolatore portuale». Un progetto che al momento, resta riservato «perché ci sono delle collaborazioni estere». Ma Angelini ne spiega l’anima: «La logica che ci deve guidare non può essere quella relativa alla singola banchina. Ma dobbiamo guardare all’insieme». Le barche grandi «portano economia», continua il coordinatore di Navigo che fornisce anche le cifre: «In un anno, per ciascuna imbarcazione sopra i 30 metri, resta in porto una media di 350mila euro di lavori. Cifra destinata ad aumentare, nel caso di interventi importanti». Interventi grandi e piccoli che oggi «alcuni cantieri già prevedono nel costo complessivo della barca, offrendo contratti “ad hoc” per un certo numero di anni».
Ragionamento interessante, non c’è che dire. Se non fosse per la domanda delle domande: e dove si mettono le barche grandi? Angelini ha la risposta. Ed è la stessa che da qualche tempo agita le acque in porto: «Lo spazio migliore per le imbarcazioni sopra i 30 metri è la Darsena Viareggio. Ci sono le strutture, il mercato ittico (che sarà dismesso, ndr) e le banchine relative. Questa è la zona migliore. Lo scopo del progetto che abbiamo presentato, però, non è di escludere qualcuno. Piuttosto studiare un’ottimizzazione del porto senza che nessuno ci rimetta».
La proposta che arriva da “Navigo” sarà portata all’attenzione del Comitato portuale e delle commissioni consultive «che saranno operative al centro per cento, questa la previsione, a partire da inizio dell’anno prossimo». Molti dei rappresentanti del Comitato portuale siedono anche in “Navigo” ed Angelini manda un messaggio chiaro: «Il porto di Viareggio ha la tragica esigenza di fare subito».
Fare subito mentre nelle Darsena soffia il vento dei comandanti che dichiarano “ce ne andiamo” di fronte al nuovo Regolamento per banchine ai lavori che prova a mettere regole pubbliche là dove fino ad oggi c’erano solo quelle “private”: «Non si può pensare che ci sia solo Viareggio e piuttosto che cercare soluzione mandare via le barche», è il monito di Angelini. Che guarda oltre e propone: «Dobbiamo creare collaborazioni con i porti vicini, in un’ottica di “distretto toscano” nel quale le imprese devono imparare a muoversi».
Angelini disegna un porto destinato a cambiare in fretta, se vuole sopravvivere e fare spazio alle barche grandi e - inevitabilmente - ai cantieri che le producono. Anche a costo di spostare sui cosiddetti “porti a secco” quella nautica minore che fino ad oggi ha opposto resistenza, ma che sembra destinata a soccombere.
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