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La concessione c’è, i lavori no
Per la sottozona “C1” è scaduto da quasi un anno il termine per la presentazione del progetto previsto
VIAREGGIO. I termini per presentare il progetto unitario relativo all’uso delle concessioni della sottozona “C1” del porto sono scaduti a dicembre 2012. Otto mesi e mezzo fa. Da allora l’area è rimasta tale e quale: recintata ma senza l’ombra dei capannoni da 240 metri quadrati ciascuno che avrebbero dovuto esservi realizzati. Quindi senza l’ombra dell’utilizzo della concessione nel senso indicato dalle prescrizioni contenute nel rilascio. Prescrizioni che, appunto, davano ai concessionari sei mesi di tempo per presentare un progetto unitario per la sistemazione dell’unica fetta di porto per la quale si sia avviata l’attuazione di quanto previsto nel Piano regolatore portuale approvato nel 2007. Un “esperimento” importante, dunque.
Del quale abbiamo cercato di capire a che punto si sia arrivati, oggi che tutto ciò che è porto è passato nelle mani dell’Autorità portuale. Nei cui uffici, però, non sembra cambiato molto rispetto ai tempi in cui era il Comune a maneggiare le materie demaniali. Perché al fascicolo che racconta la storia della “C1” iniziata nel 2009 non abbiamo avuto accesso. E non è stato semplice neppure ottenere spiegazioni - nel confronto con gli uffici ex demanio oggi Autorità portuale - su una vicenda che riguarda un pezzo di patrimonio pubblico che andrebbe “covato” con trasparenza in quanto bene di tutti.
Alla fine, però, è intervenuto Fabrizio Morelli, che dell’Authority è il segretario, ovvero la massima autorità. Nella stanza di Patrizia Lippi, la funzionaria del Comune passata all’Autorità regionale, così è stata ricostruita la vicenda.
Il bando. La procedura per la presentazione delle istanze è stata avviata nel marzo 2009. E si è chiusa nel luglio 2012. «C’erano tante domande per i vari lotti - spiega Patrizia Lippi - e la procedura di comparazione è stata lunga, senza contare l’esigenza di avviare tutte insieme le concessioni». Il dato numerico sul totale delle domande arrivare non ci è stato fornito.
Nel luglio dello scorso anno gli assegnatari (scadenza delle concessioni al 30 giugno 2018) risultano essere: “Ld Subacquei”, “Gemignani autotrasporti”, “Cantiere Tomei” e “Arpeca”. I quali si aggiudicano 4 concessioni nuove, da 1.150 metri quadrati ciascuna, di cui 910 scoperti e 240 dedicati a capannoni da 240 metri quadrati.
A questi si sommano gli ampliamenti dei concessionari già presenti sull’area: “Magica”, “Serafini” e “Cucurnia”.
La richiesta. Il 14 novembre dello scorso anno, Arpeca (cantiere navale specializzato in alaggio, varo e refitting) - a nome di tutti - presenta al Comune commissariato (Mannino, Brusco, De Lucia, Giambalvo) richiesta di sospensione dei termini temporali della concessione.
La risposta. Fabrizio Morelli gira tra le mani il documento di Arpeca, lo sfoglia, poi alla domanda su quale sito abbia avuto la richiesta, risponde: «Tra le carte abbiamo la domanda ma non la risposta». E Patrizia Lippi aggiunge: «Ci sta che qualche fascicolo sia rimasto su qualche scrivania in Comune...». Insomma, la proroga non risulta negli uffici dell’Autorità portuale.
Oggi. Se le concessioni non vengono utilizzate, però, è prevista la revoca. E chiunque dei concorrenti al bando, rimasto escluso, potrebbe oggi decidere di avanzare - su questi presupposti - una nuova richiesta. «È evidente che quella della “C1” sia una questione che dovrà essere affrontata nel Comitato portuale», ammette alla fine Morelli. Ma nell’attesa, lo stato di queste concessioni qual è?
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