Il Tirreno

Versilia

Neonato finisce sotto i ferri I genitori accusano l’Asl

di Luca Basile e Matteo Tuccini
Neonato finisce sotto i ferri I genitori accusano l’Asl

Operato al Meyer per un problema allo stomaco: «Stava male, ma al “Versilia” dicevano che non era niente». Il primario Gagliardi: il piccolo mai a rischio

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PIETRASANTA. Un sospiro di sollievo. Che tracima, subito dopo, in rabbia. «Adesso mio figlio, di appena un mese e mezzo, sta bene. Il decorso post-operatorio procede senza problemi. Ma è il “prima” che non riusciamo ancora ad accettare». Il “prima” a cui si riferisce Fabio Cecconi, di Vallecchia, ha inizio giovedì scorso. Quando lui e sua moglie decidono di portare il loro bambino al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia

«Eravamo preoccupati perché vomitava da due giorni - racconta Cecconi - arrivati lì, lo visitano e gli fanno le analisi del sangue. Che, a parere del medico del reparto, sono perfette. Insomma, nessun problema, tutto nella normalità, ci viene detto e torniamo a casa un po’ più tranquilli. Ma il bambino continua a stare male, e continua A vomitare appena proviamo a dargli un po’ di latte. Il giorno dopo, venerdì, decidiamo di portarlo all’Opa di Montignoso: una delle prime cose che i sanitari decidono di fare, dopo che abbiamo descritto i sintomi del piccolo, è un’ecografia. Ed emerge subito che la valvola tra stomaco e intestino, il piloro, è praticamente chiusa. Da qui l’impossibilità di digerire qualsiasi cosa. Senza perdere tempo, sempre dall’Opa dispongono, nella giornata di venerdì, il trasferimento di nostro figlio al Meyer di Firenze, dove ieri mattina (sabato, ndr) è stato operato. Sono stati momenti davvero brutti: quando non hai chiara la situazione e vedi che da un momento all’altro tuo figlio, di appena un mese e mezzo, prima viene ricoverato e poi operato, pensi inevitabilmente al peggio. I medici ci hanno detto che l’intervento non era rinviabile, vista la situazione che si era venuta a creare e che, nel proseguio, nostro figlio starà sicuramente bene». Ma quello che Cecconi non riesce a comprendere «è il comportamento dei referenti del pronto soccorso pediatrico di Lido: perché si sono limitati a fare solo le analisi del sangue e non, come all’Opa, un’ecografia che sarebbe stata sicuramente esaustiva? Perché mio figlio è dovuto stare male una notte intera e il giorno dopo quando era sufficiente, tramite una diagnosi accurata e precisa, individuare immediatamente la problematica? I medici dell’Opa hanno capito che tutto partiva da questa occlusione della valvola: come mai all'ospedale di Lido ci hanno, invece, rimandato a casa parlando di situazione normale?

Questa la replica del primario di pediatria (e responsabile del pronto soccorso pediatrico), il dottor Luigi Gagliardi: «Il piccolo non è mai stato in pericolo di vita. Si tratta di una patologia non rara nei neonati, che non comporta la necessità di un intervento di urgenza, perché questo problema al piloro che impedisce il passaggio dell’alimentazione è graduale e non comporta, come detto, rischi immediati. È quindi assolutamente plausibile che, una volta esaminato il caso, il medico non abbia ritenuto necessaria l’ecografia perché la situazione non si presentava grave». Fatto sta che l’ecografia ha comunque individuato un problema. «Se il nostro medico avesse deciso di fare l’ecografia - dice Gagliardi - il bambino avrebbe potuto essere operato un giorno prima: non sarebbe cambiato nulla. Ripeto: non c’è stato alcun rischio per il piccolo e questo è bene precisarlo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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