Il presidio
Nulla di fatto per Levigliani nella lite contro Terrinca
Si è conclusa con l’estinzione del processo la lunga contesa giudiziaria per il diritto allo sfruttamento dei giacimenti di marmo bianco sul monte Corchia
STAZZEMA. Si è conclusa, con l’estinzione del processo, l’annosa vicenda giudiziaria che vedeva contrapposta la comunità di Levigliani e Giuseppe Silvestri, per la contesa di giacimenti di marmo bianco sul monte Corchia. Il caso è finito con un nulla di fatto per la Comunione dei Beni Comuni di Levigliani che chiedeva di accertare la proprietà dei terreni, ed è stata anche condannata al risarcimento per le spese dei professionisti; dovranno essere pagati al signor Silvestri che rappresentava simbolicamente, nella causa iniziata nel 2006, i residenti di Terrinca proprietari dalle particelle di terreno oggetto della diatriba. Infatti il giudice istruttore di Lucca, Luca Lamberti, ha dichiarato «l’estinzione del presente giudizio per rinuncia agli atti». Ovvero è stato proprio il nuovo avvocato della Comunione dei Beni Comuni di Levigliani che ha fatto presente al giudice l’infondatezza «dell’eccezione di legittimazione passiva del convenuto, signor Silvestri».
In parole povere, la causa era stata fatta alla persona sbagliata: Giuseppe Silvestri non è proprietario di nessuna particella di terreno in oggetto, ma nel 2003 si era fatto carico di chiedere all’Agenzia del Territorio di Lucca (nuovo Catasto) di correggere, quelli che secondo lui, erano errori che assegnavano questi territori ai Beni Comuni di Levigliani invece che ai cittadini privati, molti dei quali di Terrinca, che li avevano ereditati dai parenti. Si tratta di terre nel retrocorchia, e in particolare sono di maggior interesse quelli dove insiste, in galleria al di là del crinale, la cava Tavolini B, che si trova nel cuore del monte Corchia lato mare.
Intanto la richiesta di Silvestri al catasto era stata accolta: sulla base delle informazioni riportate sul vecchio Catasto, il quale prevale sul nuovo, e quelle estratte dalla Conservatoria dei Registri Immobiliari, le particelle sono state intestate a quelli che da sempre risultavano essere i legittimi proprietari. Successivamente, alcuni cittadini di Terrinca hanno fatto istanza al Parco delle Apuane di revocare il nullaosta a estrarre marmo in quelle specifiche particelle di terreno. Nel luglio 2010 il perito del Parco ha scritto che «i mappali 14, 15 e 17 del Foglio 11 del Comune di Stazzema, risultano intestati a soggetti diversi dalla Comunione dei Beni Comuni o Comunitativi di Levigliani». E di seguito a questo atto, nove mesi più tardi, anche il Comune di Stazzema ha revocato le autorizzazioni scrivendo - nell’ordinanza 35 del 28/4/2011 - che «effettuati i dovuti accertamenti e riscontri, è risultato che l’attività estrattiva in corso risulta abusiva» e ordina «il divieto di ogni attività». È spuntata anche una sanzione per la Coop Condomini di Levigliani, che gestisce la cava Tavolini, di 31mila euro: come si legge nell’ordinanza comunale 25 del 09/04/2013, per «violazione amministrativa in materia di attività estrattiva senza le prescritte autorizzazioni».
Tuttavia la contesa sembra non finire qui: i proprietari di Terrinca chiedono il risarcimento danni alla Coop Condomini.
Tiziano Baldi Galleni
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