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«Non finanziamo la manifestazione»
Fabrizio Galli è chiaro: con 100mila euro non si va da nessuna parte
VIAREGGIO. L’apprezzamento per le persone nominate è scontato, «ma i nodi grossi sono altri...». Fabrizio Galli, presidente dei carristi, parla chiaro: «È evidente che con i 100mila euro di cui si parla nell’immediato non si va da nessuna parte».
I costruttori attendono l’incontro che dovranno avere con Stefano Pasquinucci, una volta che lo stesso sarà effettivo alla guida della Fondazione. Per guardarlo negli occhi e mettere sul tavolo una considerazione tanto scontata quanto reale: «Non possiamo essere noi a finanziare il Carnevale di Viareggio. Per noi è insostenibile fare la banca della manifestazione».
I maghi della cartapesta sono imprese, a tutti gli effetti e con tutti gli obblighi: «Per preparare l’edizione 2014 dei Corsi mascherati - è la questione che pone Galli e che tutti gli anni si ripresenta - solo per fare un esempio, dobbiamo presentare il Durc», il documento di regolarità contabile, con tanto di contributi pagati. «E la gente - in una situazione di mancati pagamenti come quella in cui siamo - è sempre in difficoltà».
Volenti o nolenti, e nonostante che l’assessore alla cultura Dal Pino inviti (come ha fatto nella conferenza stampa di presentazione della nuova Fondazione) a non vedere nei carristi solo delle imprese, il quadro che si va dipingendo è a tinte fosche.
«Oltre alla fantasia che ci ha chiesto Stefano Pasquinucci - conclude Fabrizio Galli - noi chiediamo agli amministratori altrettanta fantasia nel reperire le risorse». Il ragionamento non fa una piega.
Insomma, da lunedì si balla. E ci vorrà davvero ben altro che la fantasia per arrivare a mettere in scena l’edizione 2014 dei Corsi mascherati.
Pasquinucci ha chiesto ai costruttori di «essere carristi tutto l’anno». Riproponendo uno dei passaggi “caldi” delle discussioni intorno al Carnevale e al ruolo di chi lo rende possibile. Ed il neo presidente ha in mente di cominciare proprio da qui per “segnare” il Carnevale che andrà a “firmare”. Saranno giorni “vivaci”, in tutti i sensi... (d.f.)
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