Il Tirreno

Versilia

Muore in un incidente mentre ritorna a casa

di Gabriele Dini

Il tragico scontro frontale è avvenuto sulla strada tra Montemagno e Valpromaro Giovanni Puccetti, 74 anni, è stato sbalzato fuori dell’abitacolo della macchina

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CAMAIORE. Uno dei sogni degli esseri umani - come raccontato tante volte al cinema o nei romanzi - è poter diventare invisibili. Ma quando sono gli altri a decidere che sei tu quello invisibile il sogno in pochi attimi si trasforma un incubo. A trasformare Paolo Marullo, un giovane di Capezzano costretto a muoversi su una sedia a rotelle, in un uomo invisibile sono la società Vaibus e con essa la Provincia, ente responsabile del trasporto pubblico su gomma. «A volte mi tocca stare per ore ad aspettare un autobus che mi faccia salire - racconta Paolo nella casa di via Fiaschetto dove vive con i genitori - ma spesso non hanno la pedana per le carrozzelle, oppure per evitare problemi gli autisti non si fermano. A volte qualcuno mi fa salire, ma poi ci sono problemi a scendere visto che a Camaiore centro non esiste una fermata attrezzata per la discesa dei disabili.

La storia dal sapore kafkiano di Paolo è già finita sui giornali quando il giovane - stufo di quelle infinite attese e preso dalla disperazione - ha deciso di bloccare per protesta gli autobus sul viale Oberdan a Camaiore, proprio di fronte al’ex ospedale Lucchesi.

In camera Paolo ha una cartellina piena di documenti. All’interno c’è una serie infinita di lettere inviate al comune di Camaiore, alla Provincia e alla società Vaibus per chiedere di risolvere la situazione. Accanto al nome di Paolo c’è anche quello di altre persone disabili che vivono a Capezzano e che non possono usufruire del servizio di trasporto pubblico (che, a logica, dovrebbe essere utilizzato soprattutto da chi non può muoversi liberamente in auto o in motorino come anziani, bambini e persone con problemi deambulatori). Gli impiegati comunali con grande solerzia protocollano qui fogli e poi li inviano sui tavoli di assessori e dirigenti. Ma a quanto pare è come gettarli in un pozzo profondo. Paolo e la madre mostrano alcuni documenti del 2009. «È la nostra richiesta per avere una fermata attrezzata vicino a casa lungo la via Italica - spiegano - alla fine è stata fatta. Ma per mettere un bollino e sistemare un piccolo scivolo di cemento ci sono voluti sei mesi. Altri sei mesi sono stati necessari per il collaudo. E intanto Paolo aspetta.

Aspetta per andare a trovare gli amici, aspetta per andare a farsi curare dal fisioterapista, aspetta per andare in Comune a far sentire la propria voce come gli altri cittadini non considerati “invisibili”.

Ma l’attesa non è l’unico problema. Per salire sull’autobus a Paolo è infatti necessaria una pedana mobile. «A volte non ci sono - spiega - altre non funzionano oppure l’autista non la sa attivare o non può muoversi dal suo posto per andare ad abbassare la leva di attivazione che è stata piazzata all’esterno». Ma la situazione peggiore è quella che si è verificata anche lo scorso 21 agosto (e non era la prima volta, visto che qualche mese fa a Viareggio è stato necessario anche chiamare vigili del fuoco e ambulanza per aiutare Paolo). «La pedana si è bloccata mentre stavo salendo - racconta - e sono rimasto bloccato per un’ora a mezz’aria». Una situazione umiliante e vergognosa. Alla fine - come fa notare la madre - Paolo non chiede la luna. Chiede solo un po’ di indipendenza. E la possibilità di non essere più un invisibile.

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