Il Tirreno

Versilia

Rischia il processo insieme a Briatore

Rischia il processo insieme a Briatore

Il comandante viareggino dello yacht sequestrato dalla Finanza saprà presto se verrà rinviato a giudizio o prosciolto

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. La data è fissata: il 16 ottobre. Finita l’estate, Ferdinano Tarquini, il comandante viareggino dello yacht di Flavio Briatore - il “Force blue” - saprà se sarà rinviato a giudizio con l’ex manager di Formula 1. Oppure se vedrà cadere le accuse formulate dalla procura di Genova dopo il sequestro del 62 metri, effettuato al largo della Spezia ormai nel 2010: concorso con Briatore e altri due imputati in evasione dell’Iva per 3,6 milioni di euro e mancato pagamento delle accise sul carburante.

La storia del sequestro dello yacht fece scalpore. La Guardia di finanza lo bloccò a maggio del 2010 su ordine della magistratura di Genova che muove accuse precise nei confronti dell’imprenditore e di alcuni suoi collaboratori. A cominciare dal comandante dello yacht, appunto. La prima accusa, riguarda una (presunta) violazione della normativa sull’Iva. Detto in parole semplici, Briatore avrebbe evaso l’imposta aggirando le disposizioni sulla nautica da diporto. Secondo quanto sostiene la Procura di Genova, l’evasione sarebbe stata possibile grazie a una «simulata attività di noleggio» dello yacht, messa in piedi dalla Autumn Sailing limitated: si tratta di una società iscritta alle isole Cayman e con sede alle isole Vergini Britanniche di cui Briatore risulterebbe amministratore di fatto e che sarebbe servita dal 2006 al 2010 per noleggiare l’imbarcazione. Per organizzare il servizio di charter. Lo yacht, però, sarebbe stato noleggiato - secondo l’accusa - prevalentemente al manager. E quindi - stando alla procura - questo sistema sarebbe stato architettato solo per aggirare la norma secondo la quale «non sono soggette a imposta le importazioni di beni ai fini dell’Iva, quali le unità da diporto destinate a fini esclusivamente commerciali». Da qui la richiesta di rinvio a giudizio di Briatore, del comandante Tarquini e di tre amministratori pro tempore o di fatto della società straniera.

Nell’udienza del 16 ottobre, inoltre, il giudice dovrà anche decidere se sia fondata l’accusa a carico di Briatore e del comandante viareggino, oltre che degli amministratori pro tempore della società straniera, riguardo al mancato pagamento delle accise sul carburante. Secondo la procura di Genova, infatti, ogni volta che lo yacht ha effettuato rifornimento nei porti italiani, dal quello del capoluogo ligure a Livorno, dalla Sardegna a Messina, ha beneficiato di esenzioni dal pagamento delle accise alle quali non avrebbe avuto diritto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera