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Con Ferragamo accordo tutto da riscrivere

Con Ferragamo accordo tutto da riscrivere

VIAREGGIO. L’accordo che il commissario prefettizio, Domenico Mannino, la lasciato con tanto di delibera al sindaco Leonardo Betti, è tutto da rifare. Fine settimana di incontri, quello appena...

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VIAREGGIO. L’accordo che il commissario prefettizio, Domenico Mannino, la lasciato con tanto di delibera al sindaco Leonardo Betti, è tutto da rifare. Fine settimana di incontri, quello appena terminato, in Municipio: ed ora si attende la risposta dei soci privati della cordata capitanata da Ferragamo. La crisi ha colpito tutti e tutti devono fare i conti con banche e verifiche che non dipendono solo dalla volontà dell’impresa.

Mannino aveva chiuso un’intesa da 11 milioni e 650 mila euro, definendo quante rate, le modalità di pagamento e le cifre. Da qui a quando la nuova gara per le la vendita delle azioni della Viareggio porto fosse stata indetta e successivamente all’incasso delle somme che la stessa gara avrebbe portato. Ma - questa la riflessione dell’amministrazione guidata dal sindaco Betti - dare seguito a quanto definito dalle parti sotto il governo del commissario Mannino avrebbe “caricato” troppo i bilanci comunali. Sottraendo somme a quegli investimenti che la Giunta Betti sogna come l’acqua l’assetato.

Da qui la necessità di definire un nuovo accordo, comprensivo anche di una gara che abbia tempi più lunghi di quelli indicati dal testo della libera firmata da Mannino. Tempi più lunghi per una gara che non sarà riservata solo ai due soggetti che hanno concorso nel 2007, con l’esito noto: un vincitore e un ricorrente al Consiglio di Stato che ottiene, nel 2009, l’annullamento della gara stessa.

L’amministrazione Betti è indirizzata verso un nuovo bando aperto a tutti: «Prima di procedere - spiega Giovanni Giannerini, appena arrivato alla presidenza della Viareggio porto - si chiederà ai due soggetti protagonisti della vicenda Consiglio di Stato se siano o meno interessati. Anche perché la gara ha un costo che si aggira intorno ai 27mila euro».

La parola d’ordine che sembra guidare le scelte in materia di portualità dell’amministrazione di centrosinistra fresca di insediamento è “prima di vendere devi sapere cosa vendi”. «A definire questo elemento si può arrivare nei prossimi due-tre mesi», continua un operativissimo Giannerini che pensa ad un rapporto a tre strettissimo tra Autorità portuale, Comune e Regione, per arrivare a definire quanto prima cosa debba diventare il porto di Viareggio, stretto tra la crisi da una parte ed i due porti che, mentre la città litigava sulla gara da rifare, nel frattempo si sono sviluppati a Pisa e La Spezia. «La gara del 2007 - è il ragionamento proposto da Giannerini - prevedeva una portualità che valeva venti milioni di euro. Oggi è sopravvalutata». Quindi bisogna spostare l’obiettivo su progetti fattibili: per esempio i lavori al Triangolino per creare qui l’approdo per le barche di grosse dimensioni, le uniche a resistere su un mercato dove non sono proprio rose e fiori.

«Perché ciò sia possibile - sottolinea il presidente della Viareggio porto - sia Rossi (presidente della Regione, ndr) che Morelli (segretario dell’Autorità portuale regionale, ndr) devono dire sul serio come fanno a risolvere il problema della barra sabbiosa a Viareggio».

I maxi yacht - lo si sente dire da un po’ di tempo - possono salvare la nautica. Tra chi li produce c’è, in prima fila, il marchio Azimut-Benetti. Del quale radio-banchina racconta l’interessamento a guidare una cordata di imprese della nautica viareggina che possano concorrere alla nuova gara per il porto turistico che la città sogna da sempre. (d.f.)

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