Italia
Sequestrate cozze inquinate destinate a finire nei ristoranti
Barca di cinesi aveva raccolto oltre dieci chili di mitili in porto, all’altezza del Triangolino L’intervento della Guardia costiera blocca tutto. Ora si sta indagando sulla rete di vendita
VIAREGGIO. Oltre dieci chili di cozze inquinate, e destinate a finire nelle tavole dei ristoranti, sono stati sequestrati dalla Guardia costiera. Ieri mattina, infatti, i militari hanno bloccato una barca con quattro cinesi a bordo che stava raccogliendo i mitili in porto, per la precisione all’altezza del Triangolino.
Parliamo di zone dove la purezza dell’acqua è ai livelli minimi (basti pensare alla presenza del canale Burlamacca). E dove la pesca, tra l’altro, è pericolosa perché ostacola il transito delle imbarcazioni. Insomma: l’intervento della Capitaneria è stato provvidenziale per più di un motivo. Il primo dei quali, ovviamente, è impedire che pesce inquinato finisca per essere consumato dai clienti dei locali. Proprio per chiarire ogni aspetto della vicenda i militari stanno indagando sulla rete di vendita che avrebbe fatto da sbocco di questa pesca velenosa.
L’intervento, spiegano dalla Capitaneria, rientra «nell’operazione “Mare sicuro 2013” della Guardia Costiera. I nostri militari - spiega la nota - hanno “pizzicato” questo gruppo di cinesi residenti a Prato (3 uomini ed 1 donna) intenti a raccogliere cozze nell’area portuale denominata Triangolino. L’intervento dei militari, in prima battuta via mare a bordo della motovedetta CP 563 e poi via terra con il personale del nucleo pesca, ha permesso di interrompere l’illecito, anche se in poco tempo erano già stati raccolti oltre 10 chili di mitili».
I cinesi entravano direttamente nelle acque portuali e procedevano alla raccolta delle cozze a mano, noncuranti del passaggio nelle loro vicinanze delle imbarcazioni in entrata ed uscita dal porto.
«La loro attività - continuano i militari nel racconto dell’intervento - risultava pertanto pericolosa anche per la sicurezza della navigazione e la pubblica incolumità, senza considerare che la raccolta ed il consumo di tali prodotti senza un adeguato trattamento di depurazione potrebbe causare anche problematiche di tipo igienico-sanitario».
Per i trasgressori è scattato il sequestro del pescato (successivamente reintrodotto in mare dal personale della Capitaneria di porto) ed una sanzione amministrativa di 1000 euro, oltre che la denuncia.
«Sono in corso ulteriori accertamenti - prosegue la Capitaneria - per verificare se il prodotto sequestrato fosse destinato al consumo diretto o, una volta raggiunte quantità maggiori, alla successiva vendita a punti di ristorazione. Ricordiamo ai cittadini che oer qualunque segnalazione ed emergenza in mare è sempre attivo il numero blu 1530, gratuito da telefono fisso o da cellulare».
A quanto pare, comunque, sia la quantità che la modalità del pescato lascia pochi dubbi sul fatto che l’imbarcazione avesse l’obiettivo di raccogliere merce per qualche attività commerciale.
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