Il presidio
Il mordi e fuggi cancella la Versilia dei sogni
Oggi in spiaggia si va solo per apparire: scomparso lo “stare” che fu degli Agnelli. Santini (bagno Piero): «Tornerà»
di ADOLFO LIPPI
Una volta in spiaggia “si stava”. Adesso “si appare”. Pochi se ne accorgono ma è profondamente cambiata la vacanza in Versilia e non solo. Chi lo ha capito, perché intelligente e curioso, è il proprietario del bagno “Piero” a Forte dei Marmi, luogo cult del turismo balneare.
È un filosofo Roberto Santini. Anziché vendere aforismi o sentenze vende cabine e ombrelloni.
Con lui merita un esame attento di queste modificazioni del costume poichè riguardano non solo la sociologia ma toccano nella ciccia l’economia di una riviera che, squassata dalla crisi, si interroga sul proprio futuro.
All’inizio c’era lo stare. Nessuno veniva a mordi e fuggi. Intere famiglie si trasferivano coi primi caldi a Viareggio, a Fiumetto, al Forte dei Marmi. Venivano come i baroni Salina, nel libro “il Gattopardo”, carichi di bauli, valigioni, ceste. Era impolverati e felici. Aprivano le ville di Roma Imperiale, le villette di Lido di Camaiore, gli albergoni della passeggiata. Si toglievano gli abiti di circostanza, le gonne lunghe nere, i pantaloni alla zuava. Indossavano giacche fresche di lino e, le signore, veli di organzina. I bimbetti li adornavano di giubbettini di yacht, di magliette a righine bianco-blu, e via, gran cappelloni di paglia, tutti al mare, al “Nettuno”, al “Felice”, al “Balena”. Sulle rotonde intonavano le orchestrine e i muscolosi bagnini avevano il loro “bel da fare” a tenere distanti i maschi dalle femmine.
Questo era il primo Novecento che durò fino agli anni ’50.
Lo “stare” è benissimo scritto da Susanna Agnelli (suggeritore Cesare Garboli) in “Vestivamo alla marinaia”, quando gli Agnelli, in testa Virginia, la “patriarca”, amata e goduta da Curzio Malaparte, scrittore pirata, frequentava la spiaggia con nutrita corte di famigli e cicisbei. Da giugno a settembre, rigorosamente privati (senza paparazzi).
La vacanza allora voleva dire scendere sulla rena verso le undici del mattino, portarsi i rinfreschi, bagnarsi in acqua e riposare fino alle sedici, poi di nuovo bagno, tanto giochi, infine tornarsene in villa alle diciannove dopo aver bevuto un calice di vino bianco freddo per aperitivo.
La mondanità erano poi le cene, verso le ventidue. Ma tutte le memorie, i riti, i flirt, si consumavano sotto gli ombrelloni, tra i giunchi dei capanni, qualche cavalcata alla maniera dannunziana, le labbra inzuccherate dai bomboloni alla crema, la pigrizia che rosolava lenta al sole.
Chi oggi sta così al mare? Quasi nessuno.
Fino agli anni ’50 però, rammento i Moratti al Principe di Piemonte di Viareggio, le cose andavano “come gli Agnelli”.
Dice Roberto Santini: «Noi avevamo qui gli Orlando delle acciaierie, i Borromeo, i principi Pacelli, i Corsini, i Ginori». Il bagno Piero era una specie di paradiso in acqua. Mantenere attrattiva e fama però che fatica. Adesso lo spiega benissimo Santini, è davvero un’altra cosa.
C’è una data sintomatica, esemplare: il 1968, quando gli Agnelli vendettero il villone del Forte (oggidì è il magnifico hotel “Augustus” dei Maschietto). E però dove si coglie la trasformazione è in vari luoghi, a cominciare da “La Capannina” di Franceschi con l’avvento a “La Bussola” di Sergio Bernardini.
Lo stare divenne l’apparire. I parvenus del boom economico, ricchi e fracassoni (vedi i Lebole di Arezzo), disdegnavano Forte, erano sgraditi a Nevio Franceschi “il patron” consigliere di tante famiglie aristocratiche. Cosicché i Benelli, quelli del “Superiride”, che erano pratesi, figuriamoci, comprarono un capannaccio a Marina di Pietrasanta e ne fecero “La Bussola”. La gestione passò a Sergio, il mitico, che aveva brillato nei veglioni al carnevale di Viareggio e nei localetti in pineta (dove Gino Paoli catturò la bellissima ninfetta Stefania Sandrelli). I Benelli comprarono la rivoluzione.
Bernardini aveva un fiuto dell’anima. Fece un locale dove “si appariva” finalmente. Mentre alla Capannina intere famiglie ciondolavano dalla mattina alla sera tra focaccine, cavalcate, bridge, primi ed ultimi amori, lolite e “malgasce” sciupauomini, alla Bussola si entrava per lo spettacolo e si usciva presto. Però bisognava assolutamente entrarci. C’erano i big della musica mondiale e i cronisti, Aldo Valleroni in testa, segnavano il passaggio. Appunto il passaggio, non lo stare classico. La Capannina andò in sottordine, non si sarebbe ripresa e le famiglie s’allontanarono nelle barche e in Sardegna felix.
Però Roberto Santini, quasi unico, mantiene le decorazioni e resiste. Al “Piero” sostano i califfi arabi (con relative famigliole), qualche russo con body gard, e poi i Barilla, i Borromeo, i De Vecchi, gli Sforza. Mangiano pizze con arselle, bevono dal barman Fabio Sacchelli cocktail leggeri, colorati che serve la bella Beata. Da Santini è bandita l’ansia. Si guardano le magnifiche sculture di Raba- Rama, lei frangetta a Cleopatra, le statue incise come i ruspanti maori.
Da Viareggio a Marina di Massa si fanno invece pienoni il sabato e la domenica. Gli altri giorni Sergio Vannucchi, all’ “Oceano” viareggino, scrive pepatissimi gialli. Fa ormai più lo scrittore che il bagnino. Divertente, con successo.
Roberto Santini, non è arreso. Dice che “lo stare” tornerà. Ma possono mai tornare i Luchino Visconti? Robin Williams, attore cosmopolita, viene al “Piero”. Ma per tre-quattro giorni. Renato Salvatori con Annie Girardot, si posizionava per settimane. Ormai i tavoli importanti, quelli che garantisce all’ Enoteca di Pietrasanta Michele Marcucci (con Lorenzo al Forte e Romano a Viareggio è un angolo della “triade” referenziale), si contano sulle dita, per il resto vince la velocità: due giorni al Forte, due giorni a Porto Cervo, due giorni in Croazia. È lo slogan di Silvio Berlusconi, quello che nemmeno i domiciliari costringono “a stare”. Tutto dev’essere apparire, Briatore è l’esempio. Nessuno insegna loro che le stelle vere sono fisse, eterne, rimangano. Ha ragione Santini, la società della fretta ha rovinato la Versilia.
La riviera, come le belle donne, bisogna invecchiarci insieme. Quanti se la sentono? È scegliere la poesia.
. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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