Il presidio
Addio a Luisi, malato di Sla Gli amici su Fb: ora sei libero
Conosciutissimo artigiano di Pietrasanta, ha combattuto per sette anni contro la terribile malattia senza mai smettere di sorridere
PIETRASANTA. «Marco, adesso sei finalmente libero» scrivono gli amici su Facebook. Sì, libero da quel male subdolo, vigliacco e affamato della sua gioia di vivere, di esserci a prescindere, di condividere anche da un letto di casa, immobilizzato nei movimenti, ma non nel pensare e nel dare.
Marco Luisi, 52 anni, è morto nel primo mattino di ieri, non riuscendo, questa volta, ad andare oltre l'ennesimo sgarbo di un destino insolente e spietato. Era malato da tempo: nei suoi muscoli, nei suoi nervi, si era insinuato 7 anni fa un mostro chiamato Sla, sclerosi laterale amiotrofica, il cosiddetto “male degli sportivi”, una definizione di comodo che, in fondo, non vuole dire niente. Perché la Sla è un nemico temibile e spietato, a prescindere, che non arretra di fronte al confine di un campo di gioco e che gradualmente anestetizza prima il corpo, resettando ogni tuo possibile movimento, fino a rubarti anche la voce.
La Sla non era riuscita a rendere silente la mente e il pensiero di Marco che ha continuato, attraverso un computer in grado di leggere il movimento degli occhi, a vivere la famiglia, gli amici. Pensieri vivi e coinvolgenti di una persona altrettanto viva e coinvolgente. E assolutamente auto-ironica. Marco non si è mai pianto addosso, in questi anni, anche grazie al sorriso della moglie Emanuela e della figlia Alessia: sulla sua malattia ha saputo sorridere, senza darsi per vinto, cercando di volta in volta la parola giusta per uscire dal baratro della disperazione. Perché la disperazione la puoi celare, ma quando ti ritrovi inchiodato ad una carrozzina, mentre fino a pochi anni prima svolgevi il tuo lavoro di artigiano, rincorrevi un pallone ed eri abituato a non chiedere, in fondo all'animo non puoi non sentirti disperato. Eppure Marco Luisi, in questi 7 anni, ha sempre continuato a dare agli altri, a preoccuparsi degli altri. Perché era fatto così, la malattia lo aveva cambiato nell’aspetto e nel quotidiano. Non nel suo essere. Lo avevamo incontrato un anno fa, di questi tempi, allo stadio comunale, quando uno splendido gruppo di persone decise di organizzare una partita, con il supporto organizzativo dell’amministrazione comunale, perché, come dissero gli stessi amici «le parole, le testimonianze di affetto, la vicinanza, sono cose belle, ma è fondamentale dare una mano a Marco nel quotidiano. L'idea è quella di acquistare un'auto attrezzata dove Marco possa sedersi senza sofferenze ulteriori». A quell'appello a firma di Deborah, Antonella e molti altri, voci ed anime di "Uniti si può", risposero 400 persone, compresi gli olimpionici Vizzoni e Tesconi, il sindaco Lombardi, l'assessore Lazzerini, la contrada del Pollino, i vecchi compagni della squadra di calcio del Tonfano, della Versiliana, del Marina. E alla fine quella macchina arrivò.
«Sinceramente non so che cosa ho fatto per meritarmi tutto questo affetto» scrisse tempo fa Luisi sulla sua bacheca Facebook.
Il resto, tutto il resto, oggi scivola pesante e amaro fino a questi ultimi giorni, ad un muro oltre cui, questa volta, non era proprio possibile andare. E Marco Luisi, ai piedi di quel muro, si è fermato a riposare.
I funerali di Marco Luisi sono fissati per questo pomeriggio, alle 16, alla Chiesa di Sant'Antonio a Tonfano.
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