Il presidio
«La chiesa usata per lo spaccio» L’annuncio choc di don Antonio
Il prete di don Bosco denuncia lo scambio di stupefacenti che avviene dentro la sua parrocchia Utilizzate le panche di fronte all’altare come nascondigli. Indagano i carabinieri
VIAREGGIO. Lo spaccio di droga? Ora avviene anche in chiesa. E, più precisamente, fra le panche della parrocchia di San Giovanni Bosco, nel quartiere residenziale del Marco Polo. A denunciare il fenomeno – prima raccontando la cosa ai carabinieri e poi direttamente dal pulpito durante la messa domenicale – è proprio il parroco don Antonio Tigli. Che si è accorto come ormai da tempo la chiesa sia diventata teatro di commerci illeciti. Forse proprio per non destare sospetti e attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, alcuni giovani spacciatori entrano nella sua parrocchia, fingono di pregare sedendosi fra le panche più nascoste della chiesa e poi si allontanano dopo pochi minuti lasciando fra le panche pacchetti contenenti sostanze stupefacenti. Poco dopo, utilizzando lo stesso pretesto, entrano i clienti, si mettono a sedere su quelle stesse panche, prendono il pacchetto che lo spacciatore ha lasciato loro attaccato ad un nastro biadesivo e pochi istanti più tardi si allontanano con la droga (probabilmente hashish, ma non è escluso che vengano venduti anche cocaina ed ecstasy).
«Purtroppo è un triste rituale che va avanti da mesi», spiega don Antonio Tigli. Che si è trovato suo malgrado a trasformarsi in una sorta di investigatore privato con la tonaca. «I primi tempi notavo questi giovani che entravano in chiesa e si sedevano per qualche minuto come se volessero pregare. Poi, quando uscivano, vedevo altri giovani, spesso ancora adolescenti, che si sedevano allo stesso posto e armeggiavano sotto la panca. E uscivano poco dopo con qualcosa in mano. La cosa mi ha insospettito ed ho cercato di capire meglio cosa stesse accadendo. E, approfondendo meglio, ho visto che una volta fuori dalla chiesa fra loro avveniva uno scambio di denaro».
La conferma che l'oggetto della compravendita che avveniva fra le panche della chiesa di San Giovanni Bosco era proprio la droga, don Antonio Tigli l'ha avuta quando è andato a controllare sotto i poggiamano e gli inginocchiatoi della sua parrocchia. Ed ha trovato degli involucri attaccati allo scotch biadesivo contenenti dei residui di sostanza stupefacente. «Io, naturalmente, ho subito avvertito i carabinieri di quelli che erano qualcosa di più che dei sospetti. Ma non so poi se vi siano stati dei controlli e che esiti abbiano eventualmente avuto».
Per qualche settimana il fenomeno non si è più verificato. Ma poi, con l'arrivo dell'estate, è ripreso di nuovo. Anche se con altri protagonisti. «Sono cambiati gli attori – svela ancora don Antonio Tigli – ma purtroppo non è cambiata la sostanza: all'interno della chiesa si è tornato a spacciare droga. E dei movimenti sospetti, purtroppo, li ho notati anche durante le celebrazioni della messa». E così domenica mattina, durante l'omelia pronunciata di fronte a genitori e ragazzi dei gruppi scout della parrocchia, il sacerdote viareggino ha sollevato pubblicamente il problema. Raccontando cosa accade all'interno della chiesa. E suscitanto un comprensibile stupore fra chi era presente alla messa. «Spero che questa denuncia pubblica possa stroncare finalmente questo commercio che avviene proprio sulle panche che guardano l'altare. Anche se in cuor mio spero soprattutto che si ravvedano i ragazzi che ne sono protagonisti, magari con l'aiuto dei loro genitori».
@ClaVecoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
