Il Tirreno

Versilia

Accusato di adescare le bambine su Fb

di Barbara Antoni
Accusato di adescare le bambine su Fb

Con il profilo falso di una coetanea, ragazzine contattate e invitate a esibirsi in atti erotici davanti al video del computer

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VIAREGGIO. Nel suo pc portatile, la polizia postale ha trovato quasi diecimila file ritenuti di inequivocabile contenuto pedopornografico. Foto e video, anche di atti sessuali consumati a danno di neonati. Tra la quantità di materiale, sequenze registrate e immagini di cinque ragazzine, undici anni appena, della provincia, che induceva a esibirsi in spogliarelli e atti di autoerotismo davanti allo schermo di un computer, collegate in videochat su Facebook o attraverso skype. Il presunto pedofilo è stato arrestato: è un giovane di 22 anni, disoccupato che vive a Viareggio con i genitori; adesso si trova ai domiciliari. Ma le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Firenze, sono ancora in corso.

A lui gli agenti della Polposta sono risaliti dalle segnalazioni ricevute dai genitori di cinque ragazzine, tutte di undici anni, tre di Lucca e due di Viareggio. Andando a controllare le loro pagine Facebook, papà e mamme sono rimasti choccati nel leggere frasi e dialoghi di contenuto spinto nei quali di certo non riconoscevano le figlie. Gli agenti della polizia postale sono velocemente risaliti a quale fosse il minimo comune denominatore delle cinque segnalazioni, giunte tutte in un arco di tempo ristretto nel corso delle ultime settimane. Era l’amicizia su Facebook con “Sara Bini”, nome inventato di un’adolescente come tante di undici anni, profilo corredato di foto, amici e generi musicali preferiti. Dietro a quel profilo “innocente” si nascondeva però il pedofilo, che se ne serviva per adescare su Facebook le ragazzine e indurle e esibirsi in atti erotici. Secondo le accuse, sotto mentite spoglie, dal profilo fasullo creato ad arte (con foto della fantomatica Sara raccolte nella rete) le aveva prima contattate, aveva chiesto la loro amicizia e l’aveva ottenuta, sempre tramite Fb. Una volta conquistata la loro fiducia aveva cominciato con le richieste audaci, sempre di più. A cui le cinque bambine, ingenue e inesperte, avevano acconsentito.

Il cerchio delle cinque segnalazioni si è chiuso quando, come spiega il vice questore Leonardo Leone, gli agenti hanno scoperto che Sara Bini era un’amicizia comune delle cinque bambine, fra le quali le tre che vivono a Lucca frequentano la stessa scuola, idem le due che vivono a Viareggio. Sono così risaliti alla connessione di Sara su Facebook e da qui al titolare dell’utenza telefonica fissa a cui era allacciato il suo profilo. Dalla procura fiorentina è arrivato il via libera per la perquisizione informatica del titolare dell’utenza. Quando gli agenti sono arrivati, in casa c’erano il giovane e il padre cinquantenne. È stato subito evidente che il pedofilo fosse il ventiduenne: nel suo computer portatile sono stati trovati 4.775 file di contenuto pedopornografico e altrettanti video, archiviati anche in sei memorie esterne, dieci penne da 8 gigabytes ciascuna, più oltre un centinaio di dvd. Davanti al padre, sbigottito, il giovane si è giustificato con gli agenti dicendo che quei file li aveva scaricati per caso e che avrebbe dovuto fare pulizia.

Non sussistendo la flagranza di reato (gli agenti lo avrebbero dovuto trovare col pc collegato sulle immagini pedopornografiche) e in virtù della sua posizione di incensurato, nei suoi confronti è stata disposta la custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il reato contestato è la detenzione di materiale pedopornografico di ingente quantità. Ma con molte probabilità sarà denunciato anche per adescamento. Le indagini proseguono. Il materiale rinvenuto - e in parte già visionato dalla polizia postale - sarà analizzato e incrociato con la banca dati internazionale della polizia postale. La polizia esclude che il pedofilo abbia avuto contatti personali con le sue vittime. Da verificare inoltre se i file con i loro video e foto erotiche siano stati da lui commercializzati o immessi nella rete. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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