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Versilia

L’INTERVISTA

Cardi: Pietrasanta stupenda ma non è una città d’arte

Cardi: Pietrasanta stupenda ma non è una città d’arte

PIETRASANTA. «Pietrasanta? Una realtà unica, splendida, ma non proprio una città d'arte». Renato Cardi, milanese, gallerista fra i più conosciuti su scala italica, da 4 anni a questa parte è...

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PIETRASANTA. «Pietrasanta? Una realtà unica, splendida, ma non proprio una città d'arte». Renato Cardi, milanese, gallerista fra i più conosciuti su scala italica, da 4 anni a questa parte è protagonista, con un suo spazio di mostre e proposte, in via Barsanti, elegante e periferico rigagnolo del centro storico. «Sì, potevo scegliere qualcosa di più centrale, ma la location attuale è comunque ideale: da noi viene solo chi vuole cercarci».

Torniamo alla premessa: perché Pietrasanta non è una città d'arte?

«La piazza è straordinaria, certe manifestazioni, vedi Anteprime, sono significative, ma detto questo di arte vera e propria non ne vedo molta. Anche le mostre periodiche, nel Chiostro e in piazza, non mi colpiscono particolarmente. Anzi, in taluni casi, non sembrano aggiungere niente. Pietrasanta è una fucina di meravigliosi artigiani, quello sì».

Nel frattempo, però, il numero delle gallerie continua a crescere: perché?

«Potrei dire, ma lo affermo in punta di ironia, che a Pietrasanta ci sono molti rivenditori di oggetti d'arte e pochi galleristi veri. Vede, la mia attività centrale, da sempre, è a Milano: se dovessi campare con quello che guadagno a Pietrasanta, avrei già chiuso da un pezzo. In realtà qui, in Versilia, cerco di sviluppare e portare avanti le idee che sempre a Milano non mi sono concesse. E lo faccio in un contesto meraviglioso, lavorando a stretto contatto con collaboratori straordinari, come Claudio Poleschi. E poi i pietrasantini sono interlocutori intelligenti, stimolanti. Sono più di 30 anni che vengo. Appena posso, lascio Milano e mi precipito fra Forte e Pietrasanta. Anche se ormai preferisco quest'ultima, luogo magico che spero non venga contaminato da griffe e vetrine di tendenza. Perderebbe la sua essenza, il suo essere paese vivibile e godibile».

Cosa ne pensa del caso della lunetta di Mitoraj?

«Per quel poco che ho seguito, mi sembra di capire che si rimproveri al sindaco la decisione di aver collocato la scultura nella facciata della Chiesa di S.Agostino senza un vero confronto. Forse avrei istituito un comitato ad hoc composto da esperti e cittadini. Stimo Mitoraj, è un grande artista, ma in certe realtà, come la Chiesa, forse una collocazione temporanea dell'opera sarebbe stata scelta più idonea».

Lei dice che a Pietrasanta non si fanno grandi guadagni: e allora perché restare?

«Perché amo l'arte e credo che in certi contesti si possa provare a dare un taglio anche non commerciale in quello che proponi. Sono ambizioso, non arrogante e quindi ritengo che nella mia attività di gallerista, Pietrasanta sia complemento ideale».(l.b.)

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