Il Tirreno

Versilia

Duri i difensori delle Ferrovie: adesso basta bon ton

di Donatella Francesconi
Duri i difensori delle Ferrovie: adesso basta bon ton

«Ci aspettavamo un’applicazione più rigorosa delle regole d’ora in poi vigileremo perché vengano rispettate tutte»

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VIAREGGIO. «Prima o poi un giudice a Berlino lo troveremo...»: l’avvocato Gaetano Scalise lascia il Polo fieristico di Lucca citando Brecht. A lui, difensore di un dirigente di Rete ferroviaria italiana, l’onere di guidare il gruppo di difensori che, per conto di Fs e delle sue società, hanno dato battaglia dal giorno dell’apertura dell’udienza preliminare , il 25 marzo. Al giudice Dal Torrione entrato in camera di consiglio un’ora prima, Scalise era stata netto: «Il bon ton processuale è finito. D’ora in poi contano solo le regole e noi vigileremo affinché vengano rispettate tutte. Contateci...». Dal Gup del Tribunale di Lucca - continua il legale romano - «mi aspettavo una decisione più ponderata e più articolata».

Si dice «molto delusa» la collega di Scalise, Ambra Giovene: «Credo che questo giudice avrebbe potuto applicare regole che invece non sono state applicate». Giovene difende, tra gli altri, l’amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, Michele Mario Elia: «Ci saremmo aspettati - ribadisce davanti ai cronisti - un’applicazione più rigorosa delle regole».

Sulla caratteristica di «passaggio» che l’udienza preliminare ha, insiste Alberto Mittone, legale di Mario Castaldo, imputato in qualità di dirigente di Fs Logistica. «Il processo vero lo iniziamo il 13 novembre. Certo: confidavamo in una soluzione diversa dell’udienza. Ma confidiamo anche di poter far valere le nostre ragioni». Mittone, che in aula ha portato una ventata di cortesia piemontese, ha voluto anche sottolineare che il rinvio a giudizio non incide in alcun modo sugli incarichi ricoperti da amministratori delegati e dirigenti coinvolti. E neppure sui possibili rinnovi degli stessi. Precisazione non estranea all’attualità, visto che è fissata per il 25 luglio l’assemblea del Gruppo Fs chiamata, tra l’altro, a decidere in merito al rinnovo o meno dell’incarico (e sarebbe il terzo mandato) all’amministratore delegato Mauro Moretti.

Il cui avvocato Armando D’Apote (Foro di Bologna), ieri mattina, non era presente all’udienza per impegni pregressi: «Il limite dell’udienza preliminare è che nel dubbio si va a giudizio. Ora confido nel dibattimento». Con la stessa convinzione che il difensore “storico” di Ferrovie ha portato in aula in questi mesi: «Non c’è responsabilità alcuna, in questa vicenda, che possa essere addossata ad un solo ferroviere italiano».

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