Il presidio
Quando Viareggio divenne la “Hollywood dei bagni”
E nell’agosto 1929, al bagno Lido, Rèpaci inventò il premio letterario
di PAOLO FORNACIARI
Le belle foto storiche che illustrano "La Versilia ritrovata" questa settimana ritraggono il viale lungomare a Motrone, la spiaggia di Forte dei Marmi di fronte al Grand Hotel e il tripudio di bandiere del gran pavese sulla spiaggia assolata di Lido di Camaiore. Siamo negli anni Trenta, della Versilia si scrive che «si è accorta di possedere una tra le più belle riviere del mondo. Poche regioni hanno una natura così caratteristica e ininterrotta. Eguale il fondo sabbioso, eguale lo sfondo alpestre. Se non che i suoi luoghi marini erano separati dal piccolo ostacolo naturale dei fiumiciattoli e dei canali e da quello, artificiale e più grave, della diffidenza reciproca. Fino a pochi anni fa i Comuni del litorale, pensavano che per la concorrenza era necessario conservare gli ostacoli per trattenere gli ospiti». Poi è stata fatta la bella strada lungo mare che ha intensificato il traffico valorizzando tutta la spiaggia anche nelle zone ancora in parte abbandonate.
Così, nel 1935, si può leggere che «la Versilia può dire veramente di avere una Riviera con tutte le stazioni sorelle infilate da una medesima strada e guidate da un medesimo indirizzo». Viareggio naturalmente è la primogenita, la perla più grande e più rara.
Il conte Umberto Boni, personaggio eccentrico che con lo pseudonimo di Cravache curò le rubriche mondane di molte riviste, in "Viareggio in maschera" del 1935 scrive: «Oggi tutti i diretti si fermano a Viareggio in atto di omaggio. Notevoli riduzioni ferroviarie sanzionano l'importanza e la fama internazionale. Nelle grandi agenzie di viaggio il nome di Viareggio fiammeggia come quello di una star. L'Hollywood dei bagni è conquistata».
Viareggio, in quegli anni, aveva acquisito importanza anche in virtù del suo premio letterario, nato nell'agosto del 1929, sulla spiaggia, sotto un ombrellone dello stabilimento Lido, da un'idea di Leonida Rèpaci che, con Carlo Salsa, Alberto Colantuoni, Primo Conti, Lorenzo Viani, Gian Capo, e Gioacchino Forzano un po' per gioco, un po' per sfida nei confronti dei concorsi letterari che si svolgevano nel chiuso di un cenacolo di addetti ai lavori, pensò di dare vita ad un premio, "en plein air", da attribuire nel contesto di una cerimonia cultural-mondana, capace di animare le estati viareggine.
Per sancire la nascita del Premio e per raccogliere le 10.000 lire da assegnare al vincitore, fu organizzato "Il Ballo degli Immortali", che si tenne il 18 agosto nei locali del bagno Lido. Nella sala, vicino al dancing, era stato collocato il banco di vendita dove gli autori presenti distribuivano, a chi acquistava le loro opere, sorrisi, autografi e dediche.
Pubblicizzò la festa il numero unico "Immortali (o giù di lì) ", manifesto programma del costituendo "Premio Viareggio". Alla realizzazione di questo foglio ironico-satirico contribuirono, con scritti e disegni, tutti i letterati e gli artisti, illustrando le ragioni e l'originalità del Premio e facendo a gara nel magnificare Viareggio come centro culturale.
Olivetti dedicò un vero e proprio "Inno a Viareggio": «Ci son. o al mondo luoghi miracolosi ove pare gareggino tutte le bellezze e si assommino in un incanto, ove l'anima sembra alitare più leggera e la vita ampliarsi in un empito più vasto. Così è in questa divina Viareggio, che possiamo dire, senza esagerazione, la quintessenza del paesaggio italiano, in quel che ha di più bello, di più vario e luminoso, di più individuale tra le bellezze del mondo».
La festa ebbe inizio alle ore 22 ed i partecipanti alternarono interessi letterari ai voluttuosi vortici della danza. A mezzanotte, Renato Crippa, segretario del costituendo Premio, decretò la nascita del concorso che nell'agosto del 1930 sarebbe stato assegnato alla «più bella e significativa opera letteraria dell'annata».
Così, il cartellone dell'estate del 1930, già ricco di appuntamenti mondani, sportivi, culturali ed artistici, si arricchì del "Ballo degli Scrittori" per l'assegnazione del primo Premio Viareggio. La cerimonia si svolse domenica 10 agosto, nelle sale e nei giardini del Royal. Il "Ballo" ebbe inizio alle ore 22,30 e fra dediche, autografi, giri di danza e discussioni letterarie, la serata fu movimentata anche da improvvisate interpretazioni di Dina Galli, Gandusio, Del Pelo, Spadaro e Renzo Ricci.
A mezzanotte, la giuria, composta da Lando Ferretti, Alberto Colantuoni, Primo Conti, Gioacchino Forzano, Curzio Malaparte, Marco Ramperti, Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Orio Vergani, proclamò il vincitore della prima edizione del Premio. O meglio i vincitori, perché furono premiati Lorenzo Viani per il romanzo "Ritorno alla Patria", e Anselmo Bucci per "Il pittore volante", che si divisero le diecimila lire in palio. Il Premio aveva avuto un battesimo trionfale, era nata quell'iniziativa cultural-mondana destinata a dare nuova linfa al panorama letterario e pubblicità alla spiaggia di Viareggio.
La spiaggia, ma un po' tutta la dimensione e l'immagine di stazione balneare e mondana, in quegli anni fu al centro di una radicale trasformazione. Allora si scrisse: "Viareggio sta per mettere la nuova veste e iniziare la vita nuova".
Due artisti, Lorenzo Viani e Moses Levy, per direzioni contrapposte, rappresentano con le loro opere la complessa realtà di una Viareggio sospesa fra passato, presente e futuro. Viani ha rivolto l'attenzione, con rabbia e con commossa partecipazione, al dramma esistenziale del mondo delle darsene e della marineria velica viareggina, le cui peculiari connotazioni sociali e culturali, fortemente caratterizzanti un'epoca e un'epopea, erano destinate a scomparire, ed in parte erano già scomparse; Levy ha "documentato" la solarità delle spiagge di Viareggio, la policromia dei suoi ambienti, la frenetica e spensierata vitalità, cogliendone il ritmo e la bruciante accelerazione al cambiamento.
Moses Levy, nato a Tunisi e «pittore del periplo mediterraneo», si conquista subito il diritto di cittadinanza della Viareggio estiva, ne diviene parte integrante, fissando, con rara sensibilità cromatica, in brevi e rapide tele, i fotogrammi del suo vissuto quotidiano.
Mario Tobino, nel romanzo "Sulla spiaggia e di là dal molo", scrive: «Viareggio a quel tempo era portata alla gioia, era una farfalla che muove lungo la marina le ali tappezzate di colori». Leonida Repaci, in "Taccuino segreto", così descrive la realtà della Viareggio estiva: «Ecco una spiaggia che gioca tutto sul sole… ripunta Viareggio ancora sul sole, ed ecco il sole viene. La spiaggia è tutta uno scampanio di luci e di colori».
L'occhio sensibilissimo di Moses Levy non si limita ad osservare la realtà di un mondo che vive un'esistenza spensierata, lontano dai drammi e dai conflitti del proprio tempo, ma ne avverte i fremiti e le spinte innovative. Così, negli anni Trenta, quando una "rivoluzione" programmata modifica il panorama della spiaggia viareggina, cancellando vecchie e gloriose "architetture" per una imposta razionalità, muta il suo linguaggio pittorico e registra, sulle tele, senza intenti nostalgici o di compiacimento, la spinta innovatrice con vortici di segni e di colore.
In chiusura, un'indicazione per la conservazione dell'archivio fotografico dell'Azienda di promozione turistica della Versilia che dopo la sua chiusura è stato trasferito a Lucca. Queste numerose foto storiche potrebbero essere depositate al Centro Documentario Storico di Viareggio che, per regolamento e per missione, ha il compito di conservare, valorizzare e promuovere la memoria storica della città, che già dispone di un importante archivio fotografico di oltre cinquemila immagini. e che ha organizzazione e competenze istituzionali per assolvere il compito.
Questo materiale, catalogato e storicizzato, fornirebbe contributi importanti per la definizione e il recupero storico e culturale della Viareggio a cavallo fra le due Guerre. Un'occasione per ridare lustro all'immagine, oggi un po' sbiadita, di una città che a tratti lascia intravedere una scarsa attenzione alla propria storia, che può rappresentare, invece, la base di un progetto culturale sul quale costruire con orgoglio e convinzione il proprio futuro.
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