Il Tirreno

Versilia

La velocità non è un fattore di rischio: parola di Ferrovie

di Donatella Francesconi
La velocità non è un fattore di rischio: parola di Ferrovie

L’avvocato Armando D’Apote chiude le controrepliche Si torna in aula mercoledì e giovedì. Poi la decisione

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. «Al di fuori delle suggestioni, in questo processo, a carico degli uomini di Ferrovie non c’è niente». Ultima udienza, quella di ieri, davanti al Gup Alessandro Dal Torrione, dedicata alle controrepliche degli avvocati difensori degli imputati nel procedimento per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Ad occupare la scena è stato nuovamente Armando D’Apote, legale di Mauro Moretti, amministratore delegato del Gruppo Ferrovie. D’Apote ha toccato di nuovo un po’ tutte le questioni che sono risuonate in queste settimane nell’aula del Polo fieristico di Lucca. La contestazione - da parte dei difensori - che non si tratti di fatti che hanno a che vedere con la sicurezza sul lavoro, alcune delle questioni tecniche sollevate dalla Procura (muro di contenimento, velocità, ecc.), le «suggestioni» delle quali sarebbe ricca l’argomentazione della Procura, con l’accusa a Moretti sostenuta dalle parole del Procuratore capo, Aldo Cicala. «I percorsi alternativi ci sono - ha ricordato D’Apote - ma sarebbero più pericolosi». E, a proposito di quel muro che gli abitanti di via Ponchielli chiedevano da sette anni per creare una divisione (prima di tutto sonora) dai binari, l’avvocato di Moretti ha sostenuto: «Sulla linea adriatica, da Rimini e Lecce c’è un muro di sei metri perché ci sono le case ed i campeggi. Ma tale muro è uno scempio ambientale».

Toccando nuovamente la questione della velocità, argomento molto dibattuto nell’aula dell’udienza preliminare, D’Apote è tornato a sostenere la testi per cui «la riduzione in vigore a Viareggio è stata decisa in ossequio ad una richiesta del sindaco e non per ragioni di sicurezza». Gli avvocati di Ferrovie intervenuti davanti al giudice hanno sottolineato come lungo i binari si ritenga più pericolosa una velocità ridotta. Dichiarazioni ascoltate poche ore prima della tragedia che nel pomeriggio si è consumata alla porte di Parigi dove è deragliato un Intercity carico di passeggeri. Tra le cause del disastro si è iniziato fin da subito ad analizzare la componente velocità.

Ed infine l’argomento in risposta alle accuse mosse al Gruppo: «Non si possono applicare le norme sulla sicurezza alla holding».

Se ne riparla mercoledì. Quando si torna in aula per la discussione sui capi di imputazione per l’officina Cima riparazioni di Mantova. Il giudice poi si esprimerà giovedì. Salvo “sorprese”, perchè il clima lungo i binari è agitato, con gli imputati di Fs che non sarebbero del tutto soddisfatti della difesa messa in campo, e con riunioni romane che si sono susseguite nelle ultime ore .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web