Il Tirreno

Versilia

Il Comune stanga il Politeama e i giudici gli danno ragione

di Matteo Tuccini
Il Comune stanga il Politeama e i giudici gli danno ragione

La società che gestisce il cinema-teatro fa ricorso contro l’aumento del canone a 115mila euro «Illegittimo perché deciso dopo una maxi-ristrutturazione». Ma il Consiglio di Stato dà il suo ok

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VIAREGGIO. Il cinema-teatro Politeama dovrà rassegnarsi a pagare il maxi-canone da 115mila euro all’anno chiesto dal Comune. Questo, almeno, è quanto affermano i giudici del Consiglio di Stato. In una sentenza che rischia di portare a possibili aumenti a pioggia dei canoni delle concessioni demaniali. Incrementi che - in base a quanto scritto dai giudici amministrativi - possono essere decisi dai Comuni a dispetto degli investimenti e delle ristrutturazioni sugli immobili fatti dai concessionari.

La vicenda. La sentenza del Consiglio di Stato risolve, a favore del Comune, il contenzioso aperto da anni con la Società azionaria spettacoli di Vittorio Scarpellini, che gestisce in Passeggiata il cinema-teatro Politeama e il cinema Odeon. A meno che quest’ultima non decida di proseguire la battaglia legale. Il contenzioso nasce a fine 2007, quando il Comune fissa il nuovo canone per la concessione dove sorge il Politeama - che è una struttura “incamerata”, quindi di proprietà pubblica - a 115mila euro annui. Una decisione che arriva dopo il raddoppio dei canoni stabilito dalla legge Finanziaria 2007.

Il privato: aumento illegittimo. L’incremento, però, trova l’opposizione immediata del titolare della concessione, appunto la Sas. Che ricorre al tribunale amministrativo della Toscana. L’aumento - secondo il privato - non tiene conto dell’investimento fatto di recente sul complesso: una ristrutturazione dal valore di poco inferiore ai 900mila euro, che ha accresciuto il valore sia dell’immobile che della concessione. Tra l’altro, la ristrutturazione era stata pattuita nel rinnovo del titolo: in pratica, secondo i legali della Società azionaria spettacoli, si verificava una beffa ai danni dell’imprenditore «costretto a spendere per risistemare il complesso e poi stangato con l’aumento del canone». Nel 2011, però, c’è l’esito del primo round viene vinto dai legali di piazza Nieri e Paolini: il Tar dice che l’aumento è legittimo.

Le motivazioni dei giudici. Contro questo pronunciamento scatta il nuovo ricorso dei privati, questa volta al Consiglio di Stato che è l’organo superiore al Tar. Ma nel maggio scorso - la sentenza viene pubblicata il 2 luglio - il reclamo del Politeama viene nuovamente respinto. Secondo i giudici è legittimo che un ente pubblico modifichi a proprio favore la modalità della concessione. A maggior ragione - sostiene il Consiglio di Stato - per l’aumento dei canoni, che dopo anni di valutazioni «astratte» consentono «allo Stato una maggiorazione delle entrate e rendono i canoni più equilibrati» rispetto ai valori di mercato. Inoltre, il fatto che l’imprenditore abbia accettato, tramite un contratto sottoscritto, di investire quei soldi fa parte del rischio d’impresa: l’intervento non può essere preso come giustificazione per una richiesta di riduzione del canone. Ma è soprattutto lo scarso peso attribuito al valore dell’investimento che suona come una campana sinistra per tutti quei concessionari - a partire dai balneari - che hanno speso denaro nelle strutture su terreni demaniali. Investimenti che, appunto, rischiano di pesare poco o nulla.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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