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Scatta il giro di vite su 200 piscine rischio multe fino a 6mila euro
Norme più severe per la sicurezza degli impianti e la pulizia dell’acqua: partiti i controlli dell’Asl Ma alberghi e bagni protestano: «Richieste inapplicabili». La Regione: «Qualcosa cambierà»
VIAREGGIO. Scatta il giro di vite su circa 200 piscine in Versilia. Si parla di quegli impianti privati - costruiti in alberghi, stabilimenti balneari e agriturismi - che devono rispettare delle regole precise perché sono frequentati da residenti e turisti, e quindi hanno un uso pubblico. Regole che, da qualche tempo, sono diventate più severe sia per la sicurezza dell’impianto, che per la pulizia dell’acqua. L’Asl ha dato il via ai controlli in questi giorni: le multe per chi non rispetta le norme sono pesanti, si va da un minimo di 500 euro a un massimo di 6mila. Nei casi più gravi - ma questa non è una novità - l’Asl può chiudere la struttura.
La sicurezza. Di questo argomento si è parlato di recente nelle riunioni delle associazioni di categoria. Da cui è emerso il malcontento degli imprenditori, preoccupati per l’ennesima complicazione burocratica. Andando a vedere nel dettaglio, infatti, le richieste non sono così semplici. Ogni piscina, infatti, deve avere un responsabile e un addetto agli impianti tecnologici. Se le due persone individuate dal proprietario non hanno titoli di studio ad hoc - ad esempio un diploma di tecnico della prevenzione - devono seguire un corso di formazione apposito (a pagamento). Questi corsi, comunque, vanno completati entro il marzo 2014: di conseguenza, spiega l’Asl, c’è tutto il tempo necessario per portarli a termine. Attenzione, però: gli obblighi da rispettare per queste due figure sono già in vigore. Su tutti, la compilazione dei registri che certificano quante persone hanno frequentato la piscina in quel giorno, i parametri sanitari, i livelli dell’acqua e così via. Chi non riporta questi dati, la cosiddetta “documentazione relativa al funzionamento e all’autocontrollo”, rischia la multa. E, come detto, la chiusura della struttura.
La pulizia dell’acqua. Altro punto che l’Asl tiene sotto controllo? Ovviamente le condizioni igienico-sanitarie. Qui la Regione prevede, oltre al rispetto di alcuni parametri chimici dell’acqua, un ricambio giornaliero medio del 2,5% della capacità della piscina. Il che significa, per un impianto medio, buttare via decine di migliaia di litri al giorno. E secondo albergatori e balneari, questa è una richiesta inaccettabile. Perché è uno spreco d’acqua e un danno all’ambiente, in contrasto con le indicazioni della stessa Regione sul risparmio energetico. Dall’Asl ammettono che «la questione è fondata. La Regione ha promesso che rivedrà questo parametro nel nuovo regolamento sulle piscine». Che avrebbe dovuto essere pronto l’anno scorso, e invece è ancora in fase di elaborazione.
La protesta di alberghi e bagni. Da tempo albergatori e balneari lamentano un caos normativo che rende la gestione delle piscine un lavoro da burocrati, più che da imprenditori. «È una specie di giungla - afferma Elisabetta Bellotti, presidente degli albergatori viareggini - in cui stiamo cercando di ottenere delle semplificazioni. Anche la vicenda dei corsi di formazione ci convince poco: oltre che costosi, li riteniamo non indispensabili. I nostri impianti sono all’avanguardia». Una posizione rivendicata anche dai balneari, e sottolineata dalla stessa Asl. «In Versilia - afferma Fabrizio Maggiorelli dell’Arizona, che ha seguito la questione per i bagni - il rispetto delle norme di sicurezza e di igiene è sempre stato eccellente».
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