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Henraux chiede al Parco di riaprire la cava Michelangelo
Presentato un piano di coltivazione per estrarre almeno 20mila metri cubi l’anno di arabescato
SERAVEZZA. Che l’Altissimo sia un monte ricco di giacimenti di marmo non è una novità. Lo aveva già scoperto Michelangelo nel 1500, che però aveva anche subito notato la difficoltà di lavorare in quel luoghi. Furono poi Jean Baptiste Alexandre Henraux e Marco Borrini – fondatori nel 1821 della società Henraux – a dare il via ad una attività di escavazione più massiccia. E oggi proprio l’Henraux Spa torna ad investire sul fronte tirrenico del monte Altissimo. In particolare l’obiettivo è quello di riaprire cava La Mossa, in località Falcovaia - La Polla, per portare a valle più di 20 mila tonnellate di oro bianco.
L’azienda, in proposito, ha già presentato al parco dello Alpi Apuane uno studio di impatto ambientale per il Progetto di coltivazione della cava La Mossa. Si tratta di uno studio non tecnico, ma sul quale vengono specificate gran parte delle informazioni del piano di coltivazione, che dopo l’approvazione del Parco dovrà avere quella del Comune di Seravezza.
I fronti di cava saranno tre. Non sarà oggetto di escavazione il sito centrale de La Mossa, poiché come scritto sullo Studio di Henraux «è quasi completamente esaurita e non potrà essere oggetto di nuove attività estrattive». Verranno invece aperti tre nuovi fronti: due a cielo aperto e uno in parte a galleria.
Il primo, denominato “Cantiere A”, si trova sulla destra della vecchia cava centrale. Qui si prevedono tre fasi di lavoro che dureranno tre anni: «due operative di sbasso a cielo aperto e una fase iniziale di preparazione e riprofilatura dei fronti». Qui Henraux Spa conta di estrarre marmi di “Arabescato Mossa” e “Breccia Rio Serra”. Il secondo cantiere – il B – è sul lato opposto, a sinistra, sotto la strada che porta alla cava Macchietta. Sono previste cinque fasi di lavoro, per un totale di cinque anni di coltivazione.
«I rilievi geologici di dettaglio – si legge nello studio - hanno evidenziato una notevole estensione di marmi brecciati (arabescati, calacatta) e statuari di notevole pregio commerciale». È in questo fronte di cava, nella quarta e quinta fase di lavoro, che sarà scavata una galleria di 50 metri con un’altezza di 12. Henraux ipotizza di estratte circa 18 mila metri cubi di materiale per un totale di 5 mila metri cubi di volume utile, che corrisponde a quasi 15 mila tonnellate di marmo. Infine si prevede l’apertura del “Cantiere C” nella parte più alta dove si trovano ancora arabescati e “importanti giacimenti di marmi statuari e bianchi”. Qui ci sarà solo una fase di lavoro a cielo aperto, con l’estrazione di più di 2 mila metri cubi di marmo, che corrispondono a 6.000 tonnellate.
La Cava La Mossa – detta anche cava Michelangelo - è il sito estrattivo topograficamente più basso del comparto Monte Altissimo meridionale, circa 800 metri sul livello del mare. Un luogo, come quasi tutte le cave, con una vista mozzafiato.
La cava oggi è inattiva, ma lo era fino a poco più di 10 anni fa: nel ‘99 «furono presentati progetti di coltivazione a cielo aperto, con saggi in galleria, abbandonati nel 2000 e non più riattivati», si legge nel documento. La società Henraux oltre ad avere attiva una delle più grosse cave del Monte Altissimo, “Cervaiole”, ha presentato recentemente un piano di coltivazione anche per le cave “Granolesa” e “Buca”. Insomma, sembra che l’azienda di Querceta voglia incrementare le tonnellate di materiale che estrae in proprio sulle Apuane del comprensorio Versiliese, diverso da quello di Carrara.
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