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Il voto attanagliato da dieci emergenze
I guai finanziari ma non solo: sono tanti i problemi più urgenti della città con cui dovrà fare i conti chi guiderà la prossima amministrazione
VIAREGGIO. «Sono stato in pineta…non credevo a come l'ho trovata…». Candidarsi al consiglio comunale è un'occasione per vedere quella città che quotidianamente sfugge, non si frequenta, si attraversa frettolosamente. E la campagna elettorale diventa una sorta di vulcano in perenne ebollizione. Con la promessa che l'eruzione lavica (l'elezione del sindaco designato dalle urne) laverà tutti i peccati. Dieci, per la precisione. Uno per ogni emergenza della città che deve decidere quale futuro darsi.
L'erba alta. Asfalto-groviera, con i marciapiedi di piazza D'Azeglio che sono esplosi lanciando tutto intorno grosse pietre che nessuno si azzarda a togliere. Gli arredi urbani che tali non possono essere chiamati. I rifiuti per ogni dove, nonostante i costi sostenuti per raccolta e smaltimento: basti pensare alla Passeggiata in una domenica di sole. Come svuotare i cestini nel mezzo del passeggio, per evitare la devastazione serale, appare missione impossibile che nessuna amministrazione possa affrontare e risolvere. Gli ingressi della città e le rotatorie, un po’ foresta di Tarzan un po’ scenario di un day after nucleare. I peccati di una città che - bisogna smettere di nasconderlo - coltiva un pensiero atavico: quello di chi in gioventù ha avuto bellezza da vendere ed oggi, in età avanzata, si atteggia come se in casa non avesse specchi. A Viareggio si finisce per arrivare comunque, si pensa. Anche se il "comunque" è un respiro sempre più flebile.
Non ci sono soldi. L'amara realtà di un Comune che non paga più nessuno e niente. Dalle imprese a chi attende i contributi per il sociale, alla disinfestazione anti zanzare, al taglio dell'erba, all'acquisto delle panchine per la Passeggiata la risposta è sempre la stessa: bambole, non c'è una lira. La Corte dei Conti ha passato al setaccio i bilanci dal 2008 ad oggi ed il guinzaglio è sempre più corto. Il rischio di dover dichiarare il pre-dissesto ancor prima di aver indossato una sola volta la fascia tricolore è altissimo. «Hanno tagliato le borse-lavoro per i disabili»: è il grido affidato ad una cartolina da campagna elettorale. Chi salirà le scale del Municipio da sindaco, dopo il ballottaggio, troverà una situazione dal regno delle Bella Addormentata. In quattro anni non si è riusciti a riproporre la gara che alla città e al suo futuro dovrebbe stare più a cuore: quella necessaria per avere un porto turistico. Privato, misto o pubblico che sia, non ci si può fermare al dire. Dopo il quale, come nel gioco da fare in gita scolastica, vengono inevitabilmente il "fare, baciare, lettera e testamento…". E nel "fare", per esempio, c'è anche restituire all'ex socio privato della Viareggio porto 11 milioni e mezzo.
Tagliare il sociale. Non c'è candidato che non sia sceso nell'arena armato di scure. «Il sociale esiste perché c'è qualcuno che ha bisogno…», è la riposta arrivata dal genitore di un disabile al dibattito con i candidati. Viareggio non è solo le vetrine della Passeggiata. Viareggio è anche città di grande emarginazione sociale. Un'emarginazione alla quale l'economia turistica della stagione garantiva di stare comunque dentro un circuito di lavoro. Oggi, con la crisi dilagante, questo non è più possibile. E l'assistenza dovuta dall'ente pubblico, anche negli anni delle amministrazioni di centrosinistra, non ha mai saputo costruire un rapporto costante duraturo tra contributi e occasioni di lavoro, ancorché sociale. L’amministrazione che verrà dovrà utilizzare la scure più per difendersi dal pressing del sociale, che per tagliarlo.
La crisi morde: città in vendita. È sotto gli occhi tutti: si affitta, si vende, si passano di mano fondi e attività. Da un giorno all’altro là dove c’era la città c’è l’erba, parafrasando al contrario una celebre canzone. «La Passeggiata è tutta in vendita», ripetono i commercianti storici, che raccontano la rapacità delle grandi catene nazionali e internazionali pronte ad abbattersi sull’ex salotto buono della città. Certo, ripartire in mezzo alla crisi nazionale che non molla la presa, è impresa titanica. Ma la politica, e chi governerà, se non vuole tirare giù il “bandone” - come si dice - ha l’obbligo almeno di farsi venire qualche idea. Tra commercio che abbassa la guardia, nautica che non riprende in una Darsena che non ha più volto, stabilimenti balneari che si sognano la Bolkestein come un incubo.
Respiro il cemento. Il mal del mattone, peccato tra quelli che più pesano, il grande vuoto, viste le case sfitte o invendute, ma anche la lunga mano dei costruttori sull’urbanistica cittadina. Un’amministrazione che soffra di “horror vacui” ritirerà fuori dal cilindro un Regolamento urbanistico datato e avrà paura di un Piano strutturale al quale mettere mano questa volta per dare respiro alla città cresciuta che di più è impensabile. In base a quale sviluppo si ha in mente nasceranno strade e parcheggi, o piste ciclabili, bus navetta, percorsi pedonali sicuri. Decidere come muoversi e per andare dove è scommessa irrinunciabile che disegna la città che Viareggio sarà: caotica giungla d’asfalto e cemento, o luogo ad elevata qualità della vita.
Turisti per caso. Carnevale, Puccini, l’arte, il Festival Gaber, il Premio Viareggio: tra spiaggia e pineta si è sempre passati anche per il fermento culturale. A modo nostro, un “fatto in casa” che sembrava un segno, un’idea, una nota e poi diventava pregio, lusso, elemento distintivo. Se la politica molla la presa, dopo aver “colonizzato” ogni poltrona, il sistema-cultura di questa città può tornare a respirare, volare alto e dare lavoro. Perchè ciò accada occorrono finanziamenti, certo. Da reperire in fretta raschiando ogni barile per non rischiare il flop definitivo che è dietro l’angolo. Ma serve anche un pensiero unico, prima che un cartellone con la stessa caratteristica. Perché, appunto, a Viareggio non si capiti solo per caso “ciabattando” dalla stazione a piazza Mazzini e rientro in giornata. «Puntiamo sul turismo giovanile, che fa allegria...», propone un cittadino. Ma il bagno in comune della pensioncina a ridosso della Passeggiata con la stessa moquette da vent’anni fa piangere anche il più intraprendente dei ventenni. E un “buongiorno” quando si entra al bar o in un negozio non costa fatica. Il bagnante migliore - si dice da sempre - è quello che prenota, paga e non si fa vedere. Bene: se mai è esistito, quel turista lì oggi è conservato al museo della preistoria del viaggiatore. Dove andrebbe portata anche la testa di qualche imprenditore locale.
Pronto, polizia. Otto furti in meno di un anno ai danni dello stesso commerciante. Certo, non è morto nessuno. Ma significa essere “violati” in casa come a bottega. Per ritrovarsi a raccontare le proprie disavventure nel solito ufficio, polizia o carabinieri non importa, davanti ai soliti agenti dalle forze risicate. Cinque auto della polizia municipale sono ferme perché non ci sono i soldi per cambiare le gomme. Ed i cittadini raccontano di auto delle forze dell’ordine che hanno fatto benzina con la tanica. Per non parlare dei rinforzi: averli d’estate è sempre più come vincere alla lotteria. Mentre la realtà quotidiana racconta l’esigenza pressante di avere un pattugliamento di una città dove - parola di un rappresentante delle forze del’ordine - «si spaccia ormai dappertutto».
Passeggiata-Margherita. “Ci sono trenta panchine un po’ stinte tra le più distinte che vedi in città...”: così l’indimenticabile Egisto cantava la Passeggiata cercando al sua “fanciullezza”. Ora che l’ex salotto buono ha provato a rifarsi il look, con un risultato tra il funerario ed il disordinato, le panchine non ci sono più. Quelle nuove costano e nessuno le compra. Quelle vecchie hanno trovato un’altra “casa”. “C’è un ritrovo per vecchie signore, tre ore per bere un tazza di tè”: è ancora Egisto che racconta. Oggi le tre ore rischiano di diventare tre minuti: il nuovo Regolamento degli arredi taglia sedi e tavoli alle verande di bar e ristoranti...solo posti in piedi in Passeggiata, dunque. Il nuovo sindaco dovrà decidere prima dell’autunno se andare a diritto o provare a salvare la Passeggiata almeno per quello che gli compete.
Pineta, mon amour. Il bombolone al “Gatto nero”, il teatro dei burattini, il “grillo” con il quale cimentarsi come al volante della Formula uno, la corsa nel verde (con o senza cane) che è fresco anche quando batte il solleone. Non solo ricordi. Perché i parchi cittadini continuano ad offrire il divertimento e le bellezze di sempre. Sempre più rovinate, sporche, insicure, non sorvegliate. Tra i ricordi ed il degrado, in mezzo c’è il governo.
Friendly tra lago e Marina. Che fare di Torre del Lago è la domanda senza risposta ormai da qualche anno. La Marina “Friendly” che ha fatto della frazione un luogo noto in tutto il mondo è finita nel mirino della Procura sotto gli occhi delle istituzioni tutte che non ha saputo che pesci prendere. Neppure per difendere le scelte fatte in passato. Perchè una certezza c’è: i locali sulla Marina di Torre del Lago non sono piovuti dal cielo. Non trovare le soluzioni attese (e la Regione ha le proprie responsabilità) significa sparare direttamente alla nuca di campeggi, piccole strutture ricettive, attività commerciali tutte. Con un killer oscuro, per di più.
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