L’omicida di Stiava: «Tante bugie su me e mia moglie»
Quinci scrive dal carcere di San Giorgio dove sta scontando la condanna per aver ucciso la sua Rajmonda: «Non eravamo in crisi»
VIAREGGIO. «Sul conto mio e di mia moglie sono state dette tante bugie. Non eravamo in crisi, ci amavamo ancora». Francesco Quinci, il marmista viareggino di 37 anni condannato per aver strangolato la moglie Rajmonda Zefi, 30enne, il 31 dicembre 2010, scrive dal carcere di San Giorgio a Lucca. Dove sta scontando 18 anni di reclusione, pena confermata in appello nel gennaio scorso.
La lettera inviata da Quinci è breve e scritta in stampatello. L’uomo punta il dito contro le presunte maldicenze, contro chi avrebbe detto falsità a proposito del rapporto tra lui e Rajmonda. Ma soprattutto contro chi, secondo Quinci, «l’ha portata fuori strada». Perché lei - sostiene Quinci -«voleva tornare da me».
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