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Muore in Messico l’eroe diabetico

Muore in Messico l’eroe diabetico

Travolto da un camion: la tragica fine del ciclista Talini. Stava tentando una traversata delle Americhe a scopi benefici

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MASSAROSA.

Il gps che Mauro Talini portava con sé è rimasto fermo a Trincheras, una località nel nord del Messico, nello stato di Sonora. Un luogo arido e pericoloso su cui gli amici e colleghi si erano raccomandati: «Porta una buona scorta di acqua, dovrai dormire in tenda». Ma niente è valso; c’era un appuntamento con un destino tragico.

È morto lunedì Mauro Talini, quello delle imprese impossibili, quello delle traversate chilometriche in compagnia solo della sua bici, dell'insulina e della sua malattia, il diabete. Se ne va una persona solare, un eterno ottimista. Un ciclista, una persona caparbia e solidale, un vero sportivo. Avrebbe compiuto 40 anni a luglio, un camion che lo ha travolto al confine con gli Stati Uniti ha stroncato la sua vita, lasciando sgomento tra i tanti che aveva avuto modo di conoscere.

Mauro Talini era prima di tutto una persona schiva. Era nato a Viareggio, viveva a Quiesa e lavorava in un hotel della costa versiliese, e non amava i riflettori, non ci teneva ad apparire in prima persona. Nelle tante conferenze stampa che aveva tenuto pregava tutti di riportare solo il nome dell'associazione per cui operava, la Padre Kolbe di Bologna, e lo scopo delle sue imprese: raccogliere fondi, per la ricerca e per aiutare i bambini bisognosi. Lui si riteneva solo un mezzo, per raggiungere uno scopo ben più importante. E lo scopo, oltre alla solidarietà, era dimostrare che la malattia, e il diabete in particolare, non è un limite per una vita felice.

Scoprì di essere ammalato di diabete da adolescente, quando aveva appena undici anni. Poi gli studi dimostrarono che un attività fisica costante può aiutare a vivere meglio. E da lì sono cominciate le sue imprese, una dopo l'altra. Sempre più chilometri, sempre più lontano, per portare ai quattro capi del mondo il suo messaggio di speranza. Il primo viaggio, in compagnia solo della sua bicicletta e della valigetta con le iniezioni di insulina, è di 'soli' 2.400 chilometri, in centro Italia, nel 2003. Il limite che Mauro Talini si pone davanti cresce col passare degli anni.

Nel 2005 attraversa mezza Europa toccando i principali santuari (Lourdes, Santiago de Compostela, Fatima), l'anno dopo i chilometri diventano oltre 3000 e il suo viaggio tocca Vienna, Bratislava, la repubblica Ceca, Berlino e Amsterdam. E di lì un crescendo, grazie anche ad alcuni sponsor che supportano la sua impresa e all'associazione Padre Kolbe che sposa l'iniziativa.

Nel 2007 Talini attraversa ancora l'Europa (5.700 chilometri), nel 2008 arriva ad Israele (4.680 chilometri). In tutte queste imprese c’era anche stato un tentativo più “casalingo” di battere il record dell’ora avvenuto allo stadio di Camaiore.

L'ultima sfida era stata in Sud America, 9000 km tra Bolivia, Brasile e Argentina. Poi la nuova avventura, partenza dalla terra del Fuoco per raggiungere l’Alaska: un percorso suggestivo e insidioso che si estende per oltre 25mila chilometri tra varietà di paesaggio incredibili.

L’ultimo viaggio è stato fatale. Era quasi a metà del percorso dalla Terra del Fuoco all'Alaska, quando un camion ha messo fine al suo sorriso.

Sulla strada di Trincheras, circondata da sabbia e desolazione, Mauro è stato travolto e ucciso. Pedalava verso la sua prossima tappa, appena superato il confine del Messico, negli Usa per lanciarsi nell’ultima parte del suo viaggio (pochi giorni prima della morte un collega lo aveva incitato facendogli notare che era in anticipo sulla tabella di marcia).

La conferma del decesso arriva proprio dall'associazione Kolbe di Bologna, che si è messa subito in contatto col consolato italiano in Messico per il trasporto e il rientro della salma. E lascia basita un'intera comunità.

Mauro era un simbolo. Lo aveva testimoniato lo stesso Comune di Massarosa quando, qualche anno fa, aveva conferito al ciclista massarosese un premio speciale, Primo tra Tutti, dedicato alle eccellenze sportive del territorio.

Di Mauro resta il messaggio che ha sempre trasmesso con la sua vita e la sua passione per la bici. E le ultime parole che aveva scritto sul suo blog qualche giorno fa, quando raccontava le imprese dell'ultima tappa.

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