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Zebre, all’asta azienda dell’ex presidente

VIAREGGIO. Fino a metà degli anni duemila era uno dei vanti produttivi della Garfagnana. Ora, della “fu” Acqua Azzurrina, nessuno vuole nemmeno comprare il capannone produttivo e il marchio. Che il...

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VIAREGGIO. Fino a metà degli anni duemila era uno dei vanti produttivi della Garfagnana. Ora, della “fu” Acqua Azzurrina, nessuno vuole nemmeno comprare il capannone produttivo e il marchio. Che il 25 giugno prossimo, per la quarta volta in nove mesi, andrà all’asta.

A curare la vendita, su mandato del giudice delegato Giacomo Lucente sarà il curatore fallimentare Massimo Capanni. La base d’asta è fissata a quota 540.672 euro. Una cifra molto inferiore rispetto al milione e 140mila euro del primo esperimento di vendita dello scorso 27 settembre. Un’asta andata deserta, così come le due successive: quella del 18 dicembre con base 912mila euro e quella del 26 marzo con base 729mila euro.

Da considerare anche che il calo della base d’asta non è legato solo al fatto che finora non si sono palesati compratori, ma anche ai danni subiti da una tensostruttura a causa della nevicato dello scorso inverno, che ha costretto a un aggiustamento in corsa dell’importa da chiedere ad eventuali compratori.

Il lotto in vendita comprende l’intero stabilimento, compresi i silos a monte e alcuni terreni. Oltre a questo, sono compresi all’interno della base d’asta le attrezzature, gli impianti e gli arredi. E, infine, anche il marchio e l’avviamento della Fonte Azzurrina.

Un nome che, a cavallo fra la fine del secolo scorso e gli anni Duemila ebbe una certa notorietà in tutta la provincia di Lucca. Il suo “creatore”, l’imprenditore Bruno Fanciullacci è stato pe r un periodo anche presidente del Viareggio calcio (fu lui a portare in Versilia un giovanissimo Totò Di Natale).

Il lento declino della Fonte Azzurrina, che nello stabilimento in località Pianacci imbottigliava sin dal 1998, inizia nel 2008, dopo il contratto d’affitto d’azienda alla Italiana Acque di Portogruaro. La crisi si acuisce, fino ad arrivare al 2011 quando, nel mese di maggio, vengono decisi tre mesi di cassa integrazione per i 13 dipendenti dello stabilimento garfagnino. Il 10 agosto, però, la produzione non riprende. Intanto i creditori cominciano a farsi sentire e partono i decreti ingiuntivi e, successivamente, la richiesta di fallimento dell’azienda. Fallimento che arriva a inizio 2012 Le procedure esecutive che hanno portato all’asta dei capannoni sono stati intentate da Garda Plast e Bientina Srl.

Luca Cinotti

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