Corse truccate, nei guai la banda esperta in “mandrakate”
Secondo l’accusa, in 16 avrebbero fatto parte di un’associazione a delinquere che pilotava risultati e scommesse delle gare ippiche
VIAREGGIO. Altro che piccolo trotto. Quei cavalli dovevano correre come pazzi, e vincere per incassare le scommesse. E per farlo, venivano dopati in un modo «sconvolgente e terribile». Ma non da un singolo proprietario, o da un semplice driver, ma da una vera e propria rete che aveva un suo uomo in ogni settore: accanto agli scommettitori e agli allenatori infatti, secondo l’inchiesta condotta dalla Procura di Potenza e dalla Polizia, c’erano anche veterinari, gestori di laboratori di analisi, e addirittura un componente delle forze dell’ordine, chiamato a vegliare su eventuali indagini. E fra loro c’è anche un concessionario viareggino (ma residente a Santa Margherita di Capannori).
Sono 16 le persone per le quali il pm, Anna Gloria Piccinini, ha chiesto il rinvio a giudizio - su una ventina di indagati - accusate di far parte di un’associazione per delinquere che, tra il 2006 e il 2007, ha alterato il risultato di 26 gare ippiche per pilotare le vincite delle scommesse legate alle corse. Le indagini nascono da una costola dell’inchiesta che portò all’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia, il 16 giugno 2006, condotta dall’allora pm di Potenza, Henry John Woodcock.
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