Il Tirreno

Versilia

Chiude Chelotti: non solo un negozio ma simbolo della città

di Donatella Francesconi
Chiude Chelotti: non solo un negozio ma simbolo della città

Dal 1985 è gestito da Adriana Bacci, vedova di Didi Chelotti Qui si vestivano Mina, Renato Zero, la principessa Hariri

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VIAREGGIO. Quel cartello in vetrina fa male come una frustata: sconti fino a domenica, poi chiuso. Le vetrine sono quelle di “Chelotti” che non è solo un negozio. È un pezzo di città. Una pietra della storia della Passeggiata. Il sogno dei ragazzi che rincorrevano un capo di moda fino al giorno in cui avevano messo insieme il primo gruzzolo. L’orgoglio di esibire le prime griffe, arrivati dalle grandi città del mondo fino alla provincia che si sentiva un po’ meno piccola se con i “grandi” poteva dividere tessuti, colore, fogge all’ultimo grido.

«Quest’anno sarebbero stati cinquant’anni»: lo racconta con un filo di voce Maurizio Magroncini. Oggi dietro il banco del bar “le Rose”, ma per dodici anni dedito agli allestimenti nello storico negozio che ancora oggi mostra il suo “tocco”.

Il primo negozio di “Socrate” era ricavato nella stessa collocazione dove la madre di Didi Chelotti, Clara, aveva una piccola attività, sempre nel settore dell’abbigliamento. Siamo nel 1963 e dove oggi c’è Trussardi nasce quello che poi sarà un mito: «Il negozio punta subito sulle grandi griffe», ricorda Magroncini. Un segno distintivo che porta a varcare la soglia personaggi come Loredana Bertè, Zucchero, Renato Zero, Nick Nolte, Mina, la principessa Hariri e tanti altri.

Chelotti «lancia i primi grandi stilisti». Era l’epoca - ricorda Magroncini - «dei primi Versace e dei primi Ferrè. Chelotti era grandissimo amico di Giorgio Armani...». Del quale apre l’Emporio, negli anni ’80.

Quando arrivano gli anni Settanta il negozio si sposta nella Galleria Nettuno: le vetrine dedicate all’abbigliamento donna situate dove ora c’è “Guess” e quelle per l’uomo dove si trova “Motivi”. Lo stile non cambia: grandi firme, i capi dell’ultimo momento. «Venivano fino da Milano a vedere le vetrine», continua Magroncini: «Perché Didi era un trascinatore. Quando andava nelle aziende a fare gli acquisti, i compratori di tutta Italia si metteva sulla sua scia. Se acquistava lui, lo facevano anche loro. Era un profondo conoscitore dei mercati e aveva una grande sensibilità nel suo lavoro: vedeva l’oggetto e sapeva immediatamente se l’avrebbe venduto o no e come».

Negli anno ’80 nelle vetrine di Chelotti arrivano gli stilisti made in Japan: Issey Miacke, Joshy Iamamoto e Comme des Garcons: «Era sempre il primo ad avere le novità».

Dal 1985 il negozio viene gestito dalla moglie, Adriana Bacci. «E nel Duemila si sposta quasi davanti all’Astor dove è rimasto fino ad oggi che Adriana ha deciso di dire basta, circondata da una Passeggiata che non si riconosce più, che non attira, ex salotto buono di una città buttata via con tutta la sua storia. «A Viareggio non si viene più - sottolinea amareggiato Magroncini - perchè non c’è più nulla. È ora di cominciare a dirlo forte».

E piange il cuore a vedere gli ultimi giorni del negozio curato fin nei minimi particolari: «Negli anni d’oro andava la vetrina a soggetto - ricorda Magroncini - ed erano sempre allestimenti ricercati, pensati da Didi che è sempre stato l’art director. Al suo fianco ho imparato tantissimo».

L’ultimo pensiero del barista-artista è un ricordo per Didi Chelotti, per il suo negozio, per chi l’ha portato fin qui, «a nome dei commessi “storici”: Marzia Gelli, Andrea Stagi, Francesca Del Greco, Alessandro Bendetti, la Mary, Patrizia del Pistoia... E con noi il compianto Stefano Baglini...».

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