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Dopo 40 anni di attività chiude la ditta Paiotti
La storica azienda del marmo, in liquidazione, mette a casa gli ultimi dipendenti I sindacati, però, vogliono vederci chiaro e chiedono un incontro alla proprietà
PIETRASANTA. Chiude la Paiotti spa. La storica azienda del marmo con sede a Pietrasanta, sull’Aurelia, e a Querceta ha licenziato gli ultimi 9 dipendenti. Una cessazione di fatto di ogni lavorazione dopo 40 anni di attività.
Lo scorso 30 aprile ai nove dipendenti è arrivata la lettera di licenziamento da parte dell’azienda, messa in liquidazione alcuni mesi fa, a firma del liquidatore, Eugenio Baborsky.
«Siamo spiacenti di comunicarLe - si legge nella lettera - che, con la data del 30 aprile 2013 la nostra ditta, già posta in liquidazione a suo tempo, cesserà la propria attività aziendale. Con la predetta data, peraltro, avrà termine iul Suo rapporto di lavoro» e, ovviamente, cordiali saluti. Per i lavoratori non un fulmine a ciel sereno ma quasi. Perché «il lavoro era poco ma c’era» raccontano alcuni. O quanto meno «prima del licenziamento - precisano i rappresentanti sindacali - potevamo avviare una trattativa su altre forme di uscita dei dipendenti, alcuni dei quali vicini alla pensione».
Ed invece da un giorno all’altro la Paiotti spa è scomparsa.
Un nome storico nel panorama del lapideo versiliese, una delle principali imprese del settore accanto ad Henraux, Savema e Campolonghi. Il fondatore dell’azienda, fino a qualche anno fa ancora alla guida della sua creatura, Mario Paiotti, era stato uno dei protagonisti degli anni d’oro del marmo in Versilia, quella Versilia che oggi dice addio ad un marchio importante.
«Negli ultimi anni - spiega il segretario della Fillea Cgil, Leonardo Quadrelli - abbiamo assistito a una progressiva riduzione del personale. I dipendenti erano rimasto pochissimi e la società era stata messa in liquidazione. Ma effettivamente non ci aspettavamo una così rapida cessazione dell’attività con il ricorso ai licenziamenti».
«Si è trattato di un esito inaspettato - continua Claudio Vizzoni di Fillea - sappiamo che l’azienda aveva delle lavorazioni. In particolare erano state completate commesse di un certo rilievo nel settore dell’allestimento di barche». Il marmo come materiale per arricchire gli interni degli yacht di lusso realizzati nelle darsene viareggine era infatti uno dei fiori all’occhiello dell’attività della Paiotti negli ultimi anni. E qualche soddisfazione i dipendenti dell’azienda se l’erano anche tolta guardando le foto del loro lavoro sulle riviste internazionali di nautica. Eppure l’azienda ha chiuso. «Vogliamo vederci chiaro - continua Vizzoni - è vero che l’azienda nel corso degli anni ha subito un forte ridimensionamento ma è altrettanto vero che solo poco tempo fa sono stati fatti degli investimenti per la ristrutturazione del capannone in località 115 a Querceta dove erano stati spostati i macchinari dell’azienda. Sul tetto del capannone sono stati montati anche pannelli fotovoltaici e l’idea che un po’ tutti si erano fatti non era certo quella della cessazione dell’attività, semmai di una ripartenza nonostante le difficoltà. Invece c’è stata questa doccia fredda di cui ora dovremmo cercare di venire a capo».
La prossima settimana con ogni probabilità i sindacati avranno la possibilità di incontrare l’azienda per avviare un confronto sui licenziamenti «che valuteremo se impugnare - continua Vizzoni - anche sulla base di ciò che ci verrà detto».
«Fino ad oggi - spiega il sindacalista - la società non ci ha minimamente coinvolto. Non conosciamo le loro intenzioni anche se pare di capire esista la possibilità di un reintegro di almeno una parte dei lavoratori. Siamo convinti che anzichè licenziare l’azienda avrebbe potuto fare ricorso a una cassa integrazione in deroga. Ci sono dipendenti ormai vicini alla pensione per i quali magari sarebbe stato possibile trovare percorsi diversi. Oggi come oggi trovare un’altra occupazione per queste persone non è certamente facile».
«Quello che è successo alla Paiotti - afferma Quadrelli - è purtroppo un problema comune a molte aziende sul nostro territorio: il vecchio proprietario molto anziano ha lasciato la guida dell’azienda ai figli i quali, a quanto pare, sembrano aver deciso di dismettere l’attività. Al momento stiamo valutando ancora la situazione per capire cosa fare e se eventualmente andare ad impugnare questi licenziamenti».
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