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Versilia

Preleva soldi dal conto in banca della madre defunta: condannato

Preleva soldi dal conto in banca della madre defunta: condannato

L’uomo, un camaiorese di 69 anni, è stato denunciato da un cugino interessato all’eredità La difesa del figlio: i soldi servivano per le cure della donna. Ma per il giudice è colpevole di truffa

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CAMAIORE. Una donna muore. Il figlio, dopo il decesso, va in banca e preleva tutti i soldi presenti sul conto (sul quale aveva una delega) dicendo di dover saldare alcune spese per le cure della madre e per pagare il funerale. Ma un altro erede lo denuncia. La vicenda finisce in tribunale e alla fine il figlio - un camaiorese di 69 anni - viene condannato a 5 mesi. Per lui le accuse erano truffa e violenza domestica (quest’ultima parte del capo di imputazione per aver cambiato la serratura a un’abitazione finita nell’eredità contestata). La vicenda risale alla tarda primavera del 2007. Il 31 maggio la donna muore e il figlio Gianpiero Pardini, inizia una serie di prelievi dal conto in banca della madre, che nell’arco di pochi mesi arrivano a 21mila euro. I dipendenti e il direttore della filiale camaiorese della Banca Toscana non lo fermano perché ignari del decesso della donna. Il figlio riscatta anche alcune obbligazioni senza incontrare ostacoli.

Ma a quel punto la vicenda si complica perché uno dei cugini dell’uomo (e nipote della defunta) - che aveva diritto a parte dell’eredità - fa muovere il suo avvocato (il legale delle parti civile è Lorenzo Massagli) e denuncia Pardini in sede civile e penale perché ritiene che i suoi diritti siano stati lesi.

Il figlio alla fine viene rinviato a giudizio con le accuse di truffa e violenza privata. Nel periodo della morte della madre Pardini aveva infatti fatto cambiare la serratura della casa della madre, nel frattempo ricoverata in una casa di cura. Per l’avvocato dell’altro erede questo avrebbe impedito al suo assistito di accedere a un bene su cui vantava diritti di successione.

La battaglia in tribunale è stata serrata. Pardini si è difeso sostenendo di aver sempre avuto la delega su quel conto e di aver dovuto sostenere alcune spese per il ricovero della madre in casa si cura e poi per i funerali.

Ma per la procura e per la parte avversa i prelievi effettuati erano superiori alle somme versate per saldare questi conti. Per le obbligazioni il figlio ha detto di aver inoltrato le richieste di sblocco prima del decesso della madre. Ma la testimonianza del direttore della banca e gli accertamenti fatti dai carabinieri sui conti saldati non sono bastati a scagionarlo. Nell’udienza finale il pm Antonio Mariotti ha chiesto una condanna a cinque mesi. Alla fine la richiesta della procura è stata accolta in pieno dal giudice monocratico del tribunale di Viareggio Gerardo Boragine. La pena è naturalmente stata sospesa.

Ora si attendono le motivazioni della sentenza per eventuali ricorsi. Il caso potrebbe comunque finire in prescrizione, visto il numero di anni trascorso dai fatti. Resterà comunque aperta la battaglia in sede civile.

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